DOPO VENEZIA | risposta alla LETTERA DI BOTTACIN | Programma GIORNATE CRIMINI AMBIENTALI

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Domenica 20 ottobre 2019. Grande manifestazione a Venezia per chiedere la bonifica della MITENI. In prima fila si riconoscono Michela Piccoli e Claudio Lupo. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

«SE È STANCO SI DIMETTA E LASCI IL POSTO ALLA VERITÀ E AD AMMINISTRATORI PIÙ CAPACI DI LEI»

Gentile Assessore Bottacin,

Le rispondiamo puntualmente, punto per punto, sotto, partendo dalle Sue parole e soffermandoci sul concetto di verità fattuale, ossia di corrispondenza ai fatti. Saranno i lettori a decidere quanto Lei sia distante dalla verità, quanto Lei abbia distorto i fatti e quanto la Sua stanchezza politica non sia ragion sufficiente per eliminare il contaminante che ancora oggi opprime un’intera popolazione dopo 6 lunghi anni, dal giorno in cui Lei e i suoi compagni avete saputo dei Pfas e preso in mano la questione.

Da questa nostra puntuale analisi dettata dagli argomenti della Sua lettera, emergerà una classe dirigente del Veneto che ha miseramente fallito sul fronte ambientale e soprattutto sul fronte della salute. Lo faremo senza addentrarci troppo su questioni specifiche e collegate al consumo di suolo e all’inquinamento diffuso che ha portato il Veneto ai primi posti non per meriti, ma per demeriti, spesso coperti da illusori primati economici. Questioni che sono alla luce del sole e della scienza e che confermano – dati alla mano – quanto queste terre siano state malgovernate, svuotate, inquinate, vilipese. Per accumulare denari nelle mani di pochi o per curare i propri giardini domestici.

La corruzione del caso Mose, la gestione della Superstrada Pedemontana Veneta, il fuggi-fuggi dal Prosecco UNESCO, i recenti rapporti ISPRA sul suolo e dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) sull’aria e l’acqua, questo e molto altro non lasciano via di scampo all’amministrazione politica dei suoi pari e di coloro che vi hanno dato fiducia o che hanno messo la testa sotto la sabbia. La questione PFAS decreta invece – grazie alla Sua lettera e all’intervista di Zaia dello stesso giorno, che citeremo – l’assoluta inconsistenza e incapacità della sua Giunta – e di gran parte della classe dirigente politica del Veneto – di gestire una Regione importante come la nostra.

Un cordiale saluto.
Alberto Peruffo, Claudio Lupo, COMITATO ZERO PFAS AGNO CHIAMPO e COMITATO ZERO PFAS PADOVA

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RISPOSTA ALLA LETTERA DI BOTTACIN
NdR: in verde la lettera di Bottacin. Di seguito, a stralci, la nostra analisi e risposta.

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Venezia, 20 ottobre 2019. Partenza della mobilitazione No Pfas. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

Comunicato n. 1712/2019 (AMBIENTE/PFAS)
AMBIENTE. LETTERA APERTA DELL’ASSESSORE BOTTACIN SUL TEMA PFAS. “BASTA ATTACCHI E BUGIE CONTRO LA REGIONE. CLIMA DI ODIO COSTRUITO SU TRAGEDIA PER MERA SPECULAZIONE POLITICA”

«Adesso basta. Veramente non ne posso più di attacchi e bugie. Dopo l’ennesima manifestazione contro la Regione sul tema dei Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche che hanno inquinato mezza Italia, sono veramente stanco. Stanco di vedere la verità dei fatti continuamente distorta, utilizzando una tragedia ambientale per meri fini politici».


>> La tragedia ambientale è conseguenza di scelte “politiche”. Ne prenda atto. Senza lamentarsi inutilmente e diluendo il disastro ambientale del Veneto in mezza Italia, distorcendo i dati, i fatti. Quei “meri” fini politici non sono invece propriamente “politici”, ma partitici. Di parti che si spartiscono i poteri, a scapito della polis, che non è più un “fine”, ma un mezzo. Prenda atto anche di questo e si domandi a quale parte appartenga.

«Il mio non è lo sfogo di un politico, di un amministratore pubblico, che vuole sottrarsi alle responsabilità. Anzi, è lo sfogo di chi in più occasioni, col semplice obiettivo di aiutare i propri concittadini si è assunto responsabilità che non erano e non sono sue. E, nonostante ciò, viene continuamente e pesantemente attaccato».

>> Sulle sue corresponsabilità amministrative, come amministratore, tipo sui permessi sul GenX con un impianto fuori norma (2014) o sul “Cogeneratore” Miteni (2017), o sui Documenti Allarme Sanitario Mantoan (2016) in piena emergenza PFAS, dopo il 2013, saranno le autorità di giudizio competenti a pronunciarsi. Non certamente noi. Noi abbiamo solo invitato gli inquirenti ad aprire un fascicolo sul Suo, Vostro, operato di amministratori, dove esso sconfini sul penale. Lei infatti è Assessore all’Ambiente e ha responsabilità di tutela e precauzione altissime. La più alta carica della Regione sui generis ambiente. Possiamo tuttavia esprimere la nostra opinione sulle sue responsabilità morali e politiche in quanto cittadino del Veneto che secondo noi non ha fatto abbastanza per aiutare i propri concittadini e anzi ha spesso insultato, minacciandoli con querele o altre sfuriate pubbliche, come l’ultima contro la consigliera Cristina Guarda in data 16 ottobre 2019: ha urlato “puttanate!” e altre parolacce al fatto che si portasse all’attenzione del Consiglio Regionale che ci sono contadini che hanno i pozzi contaminati da mettere al sicuro. Alleghiamo analisi di un contadino della zona rossa che dovrebbero farla vergognare, tanto sono chiare. Ricordiamo poi la querela contro Alberto Peruffo, tra gli scriventi, attivista di punta No Pfas, mai arrivata dopo la precisissima replica del potenziale querelato, ma comunicata ufficialmente mediante un Comunicato Stampa di Giunta, o contro Sonia Perenzoni, altra minaccia di querela fatta da Zaia con una procedura simile, di intimidazione, tramite strumenti pubblici. Saranno i cittadini a giudicare Lei, e i suoi pari, moralmente e politicamente, per l’odio e l’arroganza che Lei, Voi, avete introdotto nelle istituzioni, mentre saranno i giudici a condannarla per corresponsabilità in avvelenamento, se necessario.

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«Nel 2013 il CNR indica alle Regioni la presenza di questi nuovi inquinanti nelle acque di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio. Immediatamente la Regione Veneto si attiva e, tramite la sua Agenzia Regionale, Arpav, individua in pochi giorni la fonte di pressione e, quindi, i presunti inquinatori, procedendo con formale denuncia presso la Procura della Repubblica».


>> Vero, in buona parte. Falso nella parte determinante. La fonte di pressione inquinante viene rilevata dal tecnico IRSA-CNR Polesello e da un tecnico ARPAV nel 2011, a seguito della ricerca Perforce iniziata nel 2006. I due tecnici raccolgono campioni che attestano una contaminazione gravissima, tra cui 4834 μg/l (4.8 milioni di ng!!) per il Perfluorobutansulfonato, presso la MITENI. Siamo nel 2011 e si sa già che la MITENI è la fonte di pressione maggiore. Ad accompagnare Polesello è un tecnico ARPAV. Lo stesso giorno fanno prelievi in altre due zone di Trissino e una a Cologna Veneta, vicino allo scarico ARICA, trovando concentrazioni molto alte. Nel 2013, con due anni di ritardo, per noi ancora oscuri, viene pubblicato lo studio IRSA-CNR e comunicato a tutte le Regioni che in qualche modo hanno i fiumi contaminati. Sulla MITENI vengono solo ripetuti i campionamenti, sapendo già che è questa azienda la fonte maggiore della contaminazione. Tuttavia non sono mai stati pubblicati i campionamenti fatti all’interno del perimetro della fabbrica, dall’ARPAV, dal luglio 2013, data ufficiale di inizio della campagna, al 30 settembre 2013, data della pubblica identificazione del colpevole. Un fatto è comunque chiaro come nessun altro, anche se da voi continuamente deviato: NESSUNA REGIONE ha la situazione grave come quella del Veneto. Lo studio ha infatti trovato la più alta fonte di contaminante in un Comune che diventerà presto a tutti noto, Trissino. Il Comune del Veneto che ha ospitato senza troppi controlli e con molti silenzi la MITENI per 40 anni. Dove ora, a pochi metri dal sito, aleggia un Leone di Vetroresina.

«La Regione interviene, poi, sui gestori del servizio idrico integrato, società di proprietà dei Comuni, imponendo la filtrazione degli acquedotti, iniziando anche la realizzazione di nuovi acquedotti per andare a prelevare acqua da falde pulite. Attiva varie iniziative sanitarie, tra le quali la plasmaferesi, che viene bloccata dal Ministero della Sanità».

>> Falso, in buona parte. La Regione interviene dapprima sulla barriera idraulica della MITENI, filtrandola, nel 2013, mentre le la stessa azienda aveva già iniziato la filtrazione a carboni attivi nel 2007, nel sonno generale delle istituzioni di controllo, che se anche non avvertite, dovevano controllare. Questo intervento integrato, tardivo, apre molti dubbi. Solo successivamente la Regione interviene sugli acquedotti, con molto ritardo e con tempi diversi, senza avvisare la cittadinanza della contaminazione in atto. E qui i Sindaci hanno le loro colpe, forse diretti dalla Regione. Si arriva a dichiarare l’intenzione di PFAS zero a Lonigo solo la settimana del referendum nel lontano 2017, prima della grande manifestazione di Lonigo e dopo la serata Bilott. L’annuncio della realizzazione degli acquedotti, con lo sblocco dei fondi da parte del Ministero, è del febbraio 2018. La plasmaferesi viene bloccata invece nel dicembre 2017 perché iniziativa sperimentale di un solo medico, poi scomparso, Mantoan, senza rispetto di alcun protocollo scientifico. Le altre procedure sanitarie, tra cui la sorveglianza sanitaria, mai fatta come si deverapporto ISDE 2019 – inizia nel 2016 con la prima campagna di biomonitoraggio.

«Ma il vero cuore del problema era e resta ancora oggi l’assenza di limitazioni di legge su queste sostanze. Senza limiti, mancherebbero addirittura alcuni reati.  Senza limite come è possibile sanzionare o imporre alcune attività? Per due lunghissimi anni qualche parlamentare e consigliere regionale ha attaccato la Regione, sostenendo che sarebbe compito nostro definire i limiti. In realtà, ho sempre sostenuto, leggi alla mano, che la competenza era ed è dello Stato. Solo dopo due anni di lavoro, finalmente la Commissione Bicamerale Ecoreati, allora presieduta dal piddino Bratti, attuale direttore di Ispra e già direttore di Arpa Emilia Romagna, ha dichiarato, nero su bianco, che la fissazione dei limiti è “inequivocabilmente una competenza dello Stato”. Dandomi ragione su tutti i fronti, contro le dichiarazioni in commissione, non solo di vari parlamentari, ma anche di un alto dirigente del Ministero dell’ambiente».

>> In buona parte vero. I limiti servono perché l’uomo è potenzialmente un criminale. Il buon senso eviterebbe che una fabbrica per decenni sversi veleno nelle acque, anche se non normato perché incolore/inodore/insapore, come lo eviterebbe il principio di precauzione se applicato da amministratori avveduti e da tecnici coscienziosi che sanno che quella fabbrica, la MITENI, è già colpevole di un crimine ambientale negli anni 70 ed è sotto Direttiva Seveso. Quei limiti li stiamo aspettando per il loro valore giuridico, sia dal Ministro Costa, anche lui assente ad un anno dal nostro incontro, sia da una Direttiva Europea. Questo vuoto normativo non esime dalle proprie deliberate responsabilità gli amministratori. Proprio per questo lasco di norma è stato istituito il principio di precauzione, per le sostanze parenti e dubbiose, principio di giustizia che noi ora possiamo invocare e abbiamo invocato contro tutti gli amministratori del Veneto responsabili dell’ambiente e della salute. I Sindaci e gli Assessori dei Comuni contaminati in primis. Bottacin e Coletto a seguire.

«Smontato tutto. Anche dal punto di vista tecnico. Ma nel frattempo non potevamo non intervenire e, quindi, la Regione, vista l’inadempienza dello Stato ha fissato i limiti per queste sostanze. Sia negli acquedotti che per gli scarichi. Lo ha fatto con atti amministrativi. E per averlo fatto mi sono personalmente esposto a 43 ricorsi prodotti da chi sostiene che la Regione non può porre limiti con atti amministrativi fino a quando lo Stato non fissa limiti di legge. 98 milioni di richieste di risarcimento danni accompagnano questi ricorsi, niente su cui dormire sonni tranquilli. Ma la priorità era la salute dei cittadini, che per anni avevano bevuto acqua inquinata».

>> In parte vero, ma la cosa più importante falsa. Smontato niente. Solo spostato. Ossia, l’atto dovuto di fissare limiti agli acquedotti e agli scarichi, dopo il disastro ambientale oramai acclarato, ha creato problemi alle industrie del comparto conciario che scaricano sul Tubo collettore ARICA, le quali hanno presentato una lunga fila di ricorsi. Quarantatre. Palesemente falsa l’associazione dei 100 milioni a questi ricorsi sui limiti. Quei soldi fanno invece parte del Ricorso al TAR della MITENI del 18 gennaio 2018, che chiede 98,5 milioni di euro per danni di mancati guadagni a causa del caso PFAS, in particolare per fermo impianti dovuto alla caratterizzazione e alla potenziale bonifica, non certamente per i limiti. Ovviamente non si dormono sonni tranquilli quando si inventano queste frottole, o quando si fanno dichiarazioni come quelle di Zaia sul GdV del 21 ottobre 2019 che dichiara che il Veneto è la prima regione ad aver pensato ai PFAS fissando il limite a zero. Come sempre si confonde l’obiettivo zero con i filtri negli acquedotti e i limiti fissati, che sono di 90 ng/l per i PFOA + PFOS, di cui il PFOS non superiore a 30 ng/l, e di 300 ng/l la somma degli altri PFAS, valori e limiti che trovate ancora in tutte le vostre bollette, basta leggerle e che attestano che beviamo acqua contaminata, seppur amministrata, filtrata o sotto limite fittizio. In questi passi, lettera e intervista, dove si vogliono capovolgere i demeriti in meriti, le nefandezze in primizie, Bottacin e Zaia dimostrano la loro incapacità di connettere dati certificati o peggio, suggeriscono ad un attento cittadino la loro deliberata volontà di alimentare confusione. Parlando a spanne. 1/4 di verità, 3/4 di frottole. O il contrario. L’importante è confondere, il verbo madre di tutti i temporeggiamenti. E delle prescrizioni.

«E mentre la Regione Veneto attuava queste ed altre iniziative, le altre Regioni rimanevano in attesa, senza attuare alcuna iniziativa. D’altronde, è competenza statale fissare i limiti. Noi, Regione Veneto, invece abbiamo deciso di agire lo stesso. E lo rifaremmo».

>> La pochezza dell’argomento “Altre Regioni” è proporzionale all’ipocrisia di affermare che la Regione Veneto NON «ha deciso di agire lo stesso», ma è stata COSTRETTA ad agire perché è la più contaminata al mondo sui PFAS. E questo per non avere agito prima. Agire ORA era necessario, perché prima era stato permesso fare di tutto, o troppo, in fatto di inquinamento e di Pfas. Questo non toglie che le altre Regioni d’Italia siano migliori del Veneto e zeppe di altri inquinamenti. Tuttavia il Veneto è al primo posto indiscusso su questa forma di inquinamento protratto negli anni. Dovrebbe vergognarsi di questo primato, non capovolgerlo in modo velatamente ipocrita. Perché pure chi parla sa che sta mentendo. Detto ciò, la Regione Veneto rischia con questi amministratori di diventare la Regione più ipocrita d’Italia, d’Europa, del mondo.

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20 ottobre 2019. Attivisti dalle province di Vicenza, Verona, Padova, Rovigo… tutti a Venezia per la bonifica della MITENI: il mancato intervento della Regione. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

La prova provata dell’interventismo mancato, è il GenX: il governo olandese chiama la Regione Veneto nel 2018 a rispondere sul transito di rifiuti tossici, che la MITENI smaltiva dal 2014 generando GenX, autorizzata dalla Regione, in piena emergenza Pfas. L’AIA concessa nel 2014 permetterà all’azienda di operare indisturbata per altri 4 anni! Altro che “noi abbiamo agito lo stesso”. Se non interveniva il governo olandese, Greenpeace con la sua inchiesta, noi attivisti, la MITENI sarebbe ancora aperta e il GenX in produzione. Magari con una nuova autorizzazione firmata da Botaccin.

«Nel frattempo si trattava di bonificare il sito inquinato. La legge è chiara. Chi inquina deve bonificare. Ma prima deve effettuare un’indagine preliminare, poi produrre un piano di caratterizzazione per valutare le soglie di contaminazione. Deve, quindi, attuare il piano di caratterizzazione e, successivamente, fare l’analisi dei rischi. Una volta fatto tutto questo, deve predisporre un piano di bonifica che va approvato e, solo a questo punto, si può avviare il lavoro di bonifica. Questo prevede la legge e ad ogni fase la legge assegna tempi precisi, affinché chi ha inquinato possa completare quanto previsto a suo carico. Se non rispetta i tempi ci sono le diffide, anche queste con i relativi tempi, e solo dopo tutto ciò l’ente pubblico può intervenire, in particolare il Comune, in sostituzione del responsabile dell’inquinamento. Una procedura lunga e farraginosa, soprattutto se di mezzo ci mettiamo anche, come nel caso di Miteni, il fallimento dell’azienda con subentro del tribunale e curatore fallimentare. E, così, si ricomincia tutto daccapo.Vista la procedura così lunga, ancora una volta la Regione si è proposta di intervenire in prima persona. Ma per farlo con tempi ragionevoli e più brevi di quanto imposto dalla legge, è necessaria una gestione commissariale, che ora chiediamo allo Stato».

>> Mezzo vero, mezzo falso. L’indagine preliminare annunciata in pompa magna da Zaia a Trissino con 7000 carotaggi – un numero assurdo – nel febbraio del 2017, quando la MITENI era ancora attiva, è sparita nel nulla, come l’impegno preso con il Comune di Trissino e la Provincia di Vicenza per la bonifica. Di quella caratterizzazione poco si sa e poco nulla viene fatto. La fabbrica nel frattempo fallisce – o meglio, secondo noi, viene accompagnata al fallimento – e le “ordinanze di bonifica” che avrebbero potuto disporre le autorità competenti, in primis Comune e Regione, mai sono state emesse nei tempi dovuti, di modo che chi era colpevole poteva e doveva pagare, senza scappare. Neppure lo Stato con un sequestro cautelativo della proprietà MITENI è intervenuto. Farlo ora a tempo scaduto e per forza di cose chiedere un commissariamento, è una piaggeria. Soprattutto pochi giorni prima della nostra manifestazione a Venezia. Ricordo che già un nostro blitz chiese una bonifica nel dicembre del 2017 e fummo in quell’occasione non accolti dalla Giunta, estromessi e offesi da componenti della Commissione PFAS della Regione, vicini a Bottacin.

«E qui “apriti cielo!”. Ecco i soliti politici sentenziare che la Regione fa da scaricabarile. Ma come? Vogliamo farci carico di un aspetto che altri enti non considerano e così faremmo lo scaricabarile? Sembra una situazione assurda. Invece è la tragica realtà di chi riesce a comunicare anche l’opposto di quanto succede veramente, stravolgendo tutto lo storico e la verità dei fatti, solo per mera speculazione politica. Una speculazione che si è palesata fin dall’inizio. Lo Stato non fissa limiti, l’inquinatore non procede alla bonifica e la colpa sarebbe della Regione».

>> La pochezza di questo ribaltamento è dimostrata dalla forma speculativa indicata da Bottacin. A noi non appartiene nessuna speculazione politica, nel senso di ambizione al potere istituzionale, ma solo una profonda analisi politica e storica che mette in discussione il lavoro delle istituzioni, Stato compreso, nei confronti della popolazione. La speculazione politica in senso proprio la si nota invece negli incarichi di nomina istituzionale nei ruoli fondamentali della questione Pfas: Domenico Mantoan fatto sparire dall’orizzonte PFAS dopo aver consegnato documenti a Bottacin e Coletto, tenuti nascosti nei cassetti, che fanno infuriare Zaia. Coletto spostato al sottosegretariato della sanità. Angelo Moretto, medico negazionista al soldo di Nardone, probabile nuovo direttore dell’Istituto di Medicina del Lavoro della più importante università del Veneto, mentre gli operai della MITENI contestano alla Regione stessa di essere stati abbandonati senza nessuna sorveglianza sanitaria, promessa post fallimento. Ci ritroviamo non solo un medico negazionista a condurre i lavori di un’importante istituzione del Veneto, ma pure medici per noi ex-negazionisti o tranquilizzatori, come Stopazzolo, alla ULSS 8, a dirigere la sorveglianza sanitaria. Mentre Mantoan, per finire, diventa direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

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Messaggi inequivocabili. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

A noi sembra che Regione/Stato si prestino ad un gioco a noi oscuro, ad una speculazione propriamente politica, nel senso basso della parola. A dimostrarlo questi spostamenti da incarichi regionali a incarichi nazionali. La tanta conclamata autonomia non regge il gioco delle poltrone. Pure per Bottacin, la sua aspirazione per noi prevedibile, sarà di diventare un amministratore della Nazione, non della Regione. Magari Ministro dell’Ambiente. Così da poter stringere la mano all’ex sindaco di Vicenza, Achille Variati, già presidente della Provincia, coinvolta nell’affaire PFAS, ora sottosegretario di Stato, pure lui autonomista di facciata. Anche se di colore rosso. L’ennesima maschera politica, che “specula” e non “rispecchia” alcun principio.

«Mah. A volte mi ritornano in mente le parole di un collega di altra Regione quando mi disse: “Ma perché ti prendi in carico una cosa che non è tua? La Regione non c’entra con questa cosa.” E infatti quando nel 2013 il CNR ha segnalato queste sostanze presenti in varie regioni, nessuno oltre al Veneto si è mosso. Tanto è vero che l’ex Ministro Galletti ha dovuto scrivere ben due volte alle altre Regioni, chiedendo lumi su cosa stessero facendo sulla questione. Due volte perché la prima, di fatto, non ebbe neppure risposta o quasi. E neppure il fatto che ISPRA abbia acclarato che sono ben 14 (14 non una!) le Regioni contaminate in Italia ha sortito grandi effetti».

>> Recidivo sulla questione Regioni. Chiediamo a Bottacin di fare il nome del suo collega. Così possiamo chiedere lumi di questo grave consiglio all’Assessore all’Ambiente della Regione Veneto. La Regione con il più grande disastro ambientale sui generis acque! Quel virgolettato senza citazione e nome e cognome per noi può essere anche una pura invenzione letteraria funzionale alla lettera che l’Assessore chiama “aperta”. Aperta a cosa? E a chi?

«Tutto tace. Dappertutto fuorché in Veneto, dove politici spregiudicati sono riusciti a creare un clima di vero e proprio odio nei confronti della Regione, odio che, come dimostrano i fatti, è assolutamente ingiustificato. Mamme di bimbi vittime dell’inquinamento, probabilmente in buona fede, aizzate contro la Regione. Associazioni ambientaliste che in tutto il resto del Paese tacciono e, qui, in Veneto si scagliano contro la Regione».

>> Recidivo ancora sulla questione Regioni. Bottacin è alle corde in questa recidività di argomento che continua a deviare dal Veneto, sperando che il Po e la Solvay di Spinetta Marengo o il comparto conciario toscano alleggeriscano la pena di questa povera Regione di eccellenze. Il clima di odio e le parole incivili sono sempre uscite dalle bocche di certi amministratori della Regione o politici veneti o dirigenti del Veneto, mai da noi. Puttanate, allarmisti, terroristi, criminali, naziskin, sono state pronunciate da Bottacin, Nardone e tanti altri che hanno attaccato le parti più coraggiose ed esposte della cittadinanza attiva. Addirittura istruendo un processo per criminalizzare l’intero movimento che andrà in aula il 13 di novembre.

«Insomma una vera e propria task force contro la Regione. Nulla contro lo Stato che continua a non fissare limiti per queste sostanze. Nulla neppure contro altri soggetti. Sembra quasi che l’inquinatore sia la Regione. Che sia personalmente io, che all’epoca dell’inquinamento non ero neanche nato. E così si sono poi scatenati i media, con in testa nei vari programmi d’inchiesta dove viene sentenziato che la Regione è colpevole».

>> Verissimo. Una vera e proprio task force contro i devastatori della Regione. Siano essi dirigenti del Comune, della Provincia, della Regione, dello Stato. Falso che non abbiamo attaccato altri soggetti oltre la Regione. Costa l’abbiamo incalzato, Variati interrogato ed esautorato. Ovviamente l’attacco è proporzionale alle responsabilità e alle frottole raccontate, secondo le nostre autorevoli fonti qui riportate. Bottacin se ne faccia una ragione se è stato preso di attacco più degli altri. Forse se lo merita. Soprattutto con quest’ultima insolente, imprudente, infantile, affermazione: lui non era nato. Negando di fatto che dopo il 77 MITENI sia colpevole di niente: gravissimo e da mettere agli atti. Non penali, ma intellettuali. Anche un bambino delle elementari in zona arancione leggendo i ritagli del Giornale di Vicenza si è ormai fatto una ragione che esiste un’entità di nome Miteni che ha inquinato pure dopo il 1977. Ci rattrista e ci preoccupa questa considerazione finale. Se Bottacin non ce la fa a giocare la partita perché stanco, si dimetta. Sta facendo più danni che benefici. Queste righe lo attestano in modo preoccupante e tutti possono prenderne atto. Anche un bambino.

«E mi tornano in mente le parole del mio collega. Forse aveva ragione lui? No, non credo. Era importante agire subito per i nostri concittadini. Non chiamarsi fuori. E noi abbiamo agito, anche ben oltre le nostre competenze. E per questo abbiamo addosso ben 43 ricorsi. Ma era da fare per i nostri cittadini. Gli stessi che vengono aizzati contro di noi. Ecco perché sono amareggiato, fin quasi disgustato, pur sapendo di aver fatto tutto ciò che potevo e anche di più. Disgustato da questo clima di odio creato con informazioni false da chi poi, quando ricevo minacce di morte, magari diffonde il comunicato stampa per esprimermi solidarietà. Ecco perché sono davvero stanco di tutto questo enorme castello di bugie». – Gianpaolo Bottacin. 

>> Sui ricorsi abbiamo già risposto prima. Sul suo collega attendiamo il nome. Se veramente ha fatto di tutto e questi sono i risultati, ci dispiace umanamente la sua disperazione e la sua amarezza, ma è giunto il momento di dimettersi e di lasciare il posto ad amministratori più competenti. Sull’odio abbiamo già risposto e la manifestazione di domenica è stato un atto di amore per la nostra terra dove alla fine i nostri bambini “hanno attaccato” la Regione – suggellando la nostra grande offensiva – con degli aeroplanini di carta. Che annunciano vita. Vita dal basso del muro da cui sono stati lanciati. Vita. Non morte. Le minacce arrivano da mondi distanti anni luce dal nostro e forse vicini agli anni bui di certi suoi colleghi che hanno lavorato in Regione, in primis Galan, di cui Zaia era il delfino.

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Il nostro atto di amore. L’attacco alla Regione. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

Sul castello di bugie. Veda Lei, caro assessore, ma da oggi quel castello che aveva tentato di costruire la seppellirà sotto le sue stesse parole. Una “lettera aperta” senza destinatari è un castello senza fondamenta. Destinato a crollare fin dalla sua prima riga. Per arrivare al collasso della parola finale. Bugie. Il modo infantile con cui un politico stanco e incapace non sa riconoscere le falsità degli adulti. Altro che bugie. Falsità e omertà che hanno contaminato una regione intera. O è stata contaminata da esseri extra-regionali, ops extra-terrestri? Passando dai 14 pianeti-regione già contaminati? Dove i Pfas proliferavano? O da extracomunitari di colore a cui l’industria ha estratto ogni cosa, ma utili ai proclami razzisti.

Forse Bottacin non c’entra niente. È una vittima del sistema. Una pedina senza colpe. Si faccia allora da parte. Da Lui, per noi, non arriverà alcuna soluzione. Nessuna. Si dimetta.

Cordialità.
Alberto Peruffo, Claudio Lupo, COMITATO ZERO PFAS AGNO CHIAMPO e COMITATO ZERO PFAS PADOVA
24 OTTOBRE 2019
alberto_peruffo_CC
Antersass Casa Editrice

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Zero Pfas Padova, alla partenza della maniestazione. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land
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Parte del Comitato Zero Pfas Agno-Chiampo, con Donata Albiero, Giovanni Fazio e Claudio Lupo sulla destra. Archivio CILLSA dalla Galleria di PFAS.land
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Alberto Peruffo. Foto di Federico Bevilacqua dalla Galleria di PFAS.land

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MANIFESTO, VIDEO E PROGRAMMA DELLE GIORNATE CONTRO I CRIMINI AMBIENTALI
26/27 OTTOBRE IN CENTRO A VICENZA
[Auditorium dei Carmini, Cinema Araceli, Porto Burci, Fiume Retrone]

Una grande iniziativa indipendente, autonoma, super partes, per tutta la cittadinanza, libera da ogni condizionamento che non sia il bene comune, che è anche male comune: la giustizia sociale e ambientale delle nostre terre, colpite da grandi crimini ambientali. Nel manifesto a lato, lo scaricocriminale del Tubo Arica a Cologna Veneta. Una “diluizione” fatta passare per “vivificazione” dalla classe dirigente del Veneto.

Scoprite il programma delle GIORNATE DI FINE OTTOBRE >> https://wp.me/pahxeH-gr > CONTRO I CRIMINI AMBIENTALI

STOP THEM LOCANDINA DEF

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