Come da nostro programma previsto per #lamontagnanonsiarrende, mobilitazione di diffusione nazionale a difesa delle montagne dalle devastazioni in corso, conseguenze di scelte politiche e affaristiche di varia portata, domenica 9 febbraio ci siamo presentati ai piedi della Tofana con i nostri sci d’alpinismo. Questo è quello che abbiamo visto, in breve, e raccontato ai giornalisti, o a chi ci fermava, durante la nostra discesa nel cuore di Cortina, dopo aver raggiunto il Rifugio Dibona e fatto un sopralluogo presso la Pista di Bob:
«La pista è pronta. Ma neanche per sogno! Diversi larici e altri alberi d’alto fusto abbattuti successivamente nelle zone ai confini della recinzione che non sono entrati nel conteggio ufficiale dell’abbattimento. Cantieri che mostrano latenti ritardi negli apparati di sicurezza necessari alla pre-omologazione, come passerella laterale di sicurezza emergenza e servizi accessori di controllo della discesa. Solo il budello di cemento procede, ma è completato per metà! (altro che finito) con coperture posticce e materiali lasciati alle intemperie. Sbreghi di terra, detriti, ovunque, con gettate di calcestruzzo e materiali impermeabilizzanti a contenere franamenti vari. Alberi pericolanti che incombono sul tracciato. Un disastro! per una pista tutta armata di acciaio, senza più un briciolo che sia uno del tracciato disegnato sulla naturale conformazione del terreno. Distrutta completamente la pista storica. Sparita l’Eugenio Monti. Oggi pioggia mista a neve per tutta la giornata».
Secondo quanto visto, secondo nostra legittima e concreta opinione di attivisti e alpinisti amanti, conoscitori e difensori di queste montagne, accompagnati da autorevoli abitanti di Cortina ai margini del cantiere, non abbiamo altro da aggiungere se non:
- i politici come il Presidente della Regione Zaia e il Sindaco di Cortina Lorenzi, che dicono che la pista è finalmente pronta, o «quasi», hanno perso non solo ogni dignità di carattere morale, ma pure di carattere logico. Hanno perso ogni contatto con la realtà. Dire che la pista è quasi pronta è dire una menzogna. È raccontare il falso. Guardate con i vostri occhi le foto allegate del cantiere: anche solo per il budello, i lavori sono circa a metà, manca tutta l’illuminazione tecnica e la copertura, che sono parte integrante dell’opera “compiuta”, operativa, ossia del budello di cemento in quanto “operativo” per la discesa sportiva.
- quindi, se anche fossero arrivati verso la fine del solo budello di cemento (fatto non vero), al momento mancano tutti i servizi “essenziali” per rendere quel budello operativo, “pronto”. Non solo i servizi accessori dell’opera “pubblica”, di pubblico servizio (come l’arena per migliaia di spettatori, prevista!), ma quelli fondamentali “operativi” alla omologazione della pista, ossia quelli necessari per la sicurezza degli atleti: illuminazione interna, passerella di emergenza, postazioni di controllo, impiantistiche elettroniche varie di sicurezza per cronometria, interfonia, luminescenza. Dire che la pista è quasi pronta o pronta, è una bestemmia, soprattutto dal punto di vista impiantistico-cantieristico.
- la pista di fatto non solo non risulta pronta operativamente ma si presta – visto l’accelerazione – a risultare insicura, in termini oggettivi di tempistica. Ci domandiamo se saranno rispettati i criteri di sicurezza sportiva – per uno sport ad alto rischio (proiettili su un budello artificiale di ghiaccio) – criteri prescritti dalla Federazione specifica e con quali dignità e coraggio gli stessi bobbisti scenderanno su questo budello fatto in fretta e furia. Tutto ciò dovrà essere oggetto di indagine di giustizia sportiva. Stiamo preparando gli esposti. Ci appelleremo alla dignità stessa degli atleti, se ancora esiste, oltre che alle prescrizioni della Federazione.
- alleghiamo una serie di foto storiche del 1937 mediante le quali si può prendere atto e visione della distruzione del bosco di larici, già esistente un secolo fa, contrariamente da quanto narrato: lariceto presente in piena armonia con la vecchia pista. Le foto dimostrano non solo la presenza storica di un bosco, in tutte le “curve”, ma pure, se paragonate ai nostri scatti, la completa distruzione della vecchia pista Pista Olimpica del 1956, che poi diventò Eugenio Monti nel 2004: le foto dimostrano la distruzione di un monumento storico della comunità di Cortina, nonché la rasatura al suolo di un bosco divenuto secolare. Dire, come hanno detto, che il lariceto non era secolare e che sono state divelti solo 560 larici, è falso, se si fa la conta lungo la recinzione. Dire che la nuova pista di Cortina è una ristrutturazione della vecchia, è falso. La vecchia pista non esiste più, è stata cancellata, come il lariceto che la ospitava armoniosamente. Dire di essere “sostenibili” e “attenti all’ambiente” diventa non solo falso, ma ignominioso, quanso si piantano 10000 alberelli per nascondere un danno.
- dire come ha detto Zaia alla stampa nazionale che questo luogo era una discarica che inquinava [!] è un offesa alla stessa comunità ampezzana, alle sue memorie e alle sue cure. Certo, si doveva rivalorizzare il vecchio. Invece oggi questo luogo è diventato DI FATTO una discarica a cielo aperto. Con alberi abbattuti deliberatamente, senza controllo, lungo la recinzione. Con cantieri che hanno sventrato la montagna senza ritegno, gettando materiali chimici impermeabilizzanti, calcestruzzi (guardate le immagini), scarti di cantiere, gas di generatori e di ruspe, accelerando oltre misura la stessa operatività di lavoro, andando contro la stessa logica di cantiere, in ambiente estremamente delicato e di valore. Sta l’ARPAV monitorando le matrici ambientali compromesse?
- dire come ha detto Zaia, imbarazzato ed estasiato, che l’eredità di questa pista – ricordiamo che la Legacy è il punto prioritario per aver avuto la candidatura olimpica – saranno perlomeno i Giochi Olimpici Giovanili 2028, tra due anni (che nessuno vuole! unica candidatura!), è dire che questa pista non sarà conclusa nel 2026 come da progetto (prescrittivo) e che la sua eredità sarà dunque di fatto disattesa, tossica, sia dal punto di vista ambientale (basta vedere il disastro in corso), sia dal punto di vista economico (120 milioni per lo Stato, e quasi 2 milioni di euro ogni anno per la manutenzione).
- si conclude che di fatto Cortina è diventata OGGI una discarica, morale e materiale, nel suo insieme. L’economia del lusso, che ricicla denari sporchi transnazionali, con cantieri ovunque, lo dimostrano ad ogni turista di popolo – e non ai ricconi o ai semplificatori della montagna – che transita per il suo cuore, violato. Basta fare un giro in centro per accorgersi che Cortina è senza anima. Una vetrina di lustrini e prepotenza progettuale.
In estrema sintesi, la tristezza di questi politici è di non sapere ammettere neppure i propri errori di fronte alle evidenze. Vanno avanti a testa bassa, perché non sanno guardare. Basta osservare i loro occhi. Distanti anni luce da ciò che ci ha insegnato uno dei più grandi poeti del secolo scorso: di «sentire come chi guarda, pensare come chi cammina». Lo stesso poeta diceva: «Non tutto è giorni di sole, // e la pioggia, quando manca da molto, la si invoca. // Per questo prendo la felicità e l’infelicità // naturalmente, come chi non trova strano // che esistano montagne e pianure, // che esistano rocce ed erba…».
A Cortina, domenica, era un giorno di pioggia. Si poteva sciare sull’erba. Ma per i decisori politici poco importava. Il loro sguardo era fisso sulle loro tasche. Sui loro piedi. Gelidi. Come le loro mani. In cerca di un calore che non riceveranno mai.
Alberto Peruffo – con la “truppa scialpinistica” Non Torneranno i Larici
PS le bandiere NTIL sono state applicate in modo gentile e spontaneo da vari attivisti incontrati lungo il percorso, sotto lo sguardo di autorità di varia natura. Compresa la natura del bosco. Si possono togliere gentilmente senza ricorrere a tribunali di stato. Basta chiedere gentilmente. Sciogliendo i nodi. Fisici e simbolici. Che le hanno legate ai rumori del vento. Ai nostri sci. Lasciamo i giudici e gli inquirenti a lavorare contro gli autentici crimini contro la comunità.
Le foto di Archivio ci sono state fornite da Silverio Lacedelli.
GALLERIA 9 FEBBRAIO 2025






























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LA MONTAGNA NON SI ARRENDE >> https://ape-alveare.it/la-montagna-non-si-arrende/


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