di Alberto Peruffo, Montecchio
[nel riquadro C-DUVAL a Oltre le vette, Belluno 2026 – qui Milano 7 febbraio 2026]
> sbugiardiamo queste Olimpiadi! Insostenibili
PRESENTAZIONE TESI
Parte da oggi una serie di asserzioni scientifico-concettuali, con taglio letterario-creativo-satirico, da affiggere sulle vostre bacheche mentali e virtuali, come fece Lutero, secondo leggenda, sul portone della chiesa del Castello di Wittenberg.
Martin Lutero lo fece nel XVI sec. per debellare la corruzione e la vendita meretrice di indulgenze messa in opera dai papi romani per pagare i debiti della più grande “fabbrica del mondo”, la Basilica di San Pietro in Vaticano, utile al controllo delle coscienze. Noi lo faremo versus Milano Cortina 2026.
In fatto di denari “meretrici”, con le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 siamo di fronte a una delle più grandi menzogne dei nostri tempi [1], a rischio climatico; menzogna che oltraggia il concetto stesso di “sport”, sia esso olimpico o popolare. Siamo di fronte alla più grande fabbrica di sperpero di denaro pubblico e di devastazione sociale e ambientale [2, 3] mai concepita sotto l’egida dello sport, denaro che appartiene a tutti. Quindi, ad un fatto calato dall’alto – autoritario – in un paese che si dice democratico.
Sperpero fatto sotto la propaganda della sostenibilità ambientale, sociale, economica, nascosto sotto la bandiera di usurate identità nazionali, nel mentre in giro per il mondo imperano le guerre identitarie di Israele, Russia, Ucraina, la violenza degli Stati Uniti e dell’Iran, il genocidio palestinese e i conflitti infiniti nelle varie Sirie del mondo, escludendo o includendo rappresentanze mediante un regime di selezione a doppio standard [4]. Sperpero pure strategico sul piano del consenso a cui esso aspira, declamato nel nome di un gentiliano Nuovo Spirito Italiano, identitario e parassitario. Giovanni Gentile era il filosofo del fascismo. Che annunciava lo Spirito Vibrante e Dinamico, ripreso pari-pari dalla propaganda olimpica nazionale [3, pp. 25-36] Milano Cortina 2026.
Divulgate queste tesi, per rompere la falsa narrazione di queste Olimpiadi Tardoclimatiche, per liberare lo spirito olimpico dalle gabbie in cui è stato incarcerato, usurpato dai Sacerdoti del Soldo e degli Apparati Burocratici Nazionali. Dal Signore degli Appalti. Dal Dio Fascista del Denaro, che tutto fascia. Esautoriamo queste Olimpiadi, come fece Lutero per la Chiesa corrotta, ma senza essere luterani. La libertà di pensiero e di critica non segue alcuna dottrina. Segue l’emergere dei fatti e resta fedele solo alla lateralità del nostro essere figli della terra. Di Una Terra. Tutti: indigeni, senza bandiere, senza privilegi, senza interessi, se non la dignità di essere presenti. A se stessi e agli altri. In opposizione a questo schifo di mondo messo in opera dalla finanza e dalla competizione tout court, che brucia e consuma pure il corpo e l’anima degli atleti. Oltre che la psiche degli spettatori. «La nostra vita non è un gioco» [5]. Sporco.
Altro invece è lo sport. È “divergere” pure da se stessi, restando non solo o troppo umani. Ma molto di più e molto di meno. Rientrando, dopo le legittime oltranze sportive, nella mensura del nostro spirito, nei limiti del nostro e di questo, di mondo.
Concettualmente, come si dovrebbe per teoresi convenire, i limiti sono invalicabili, mentre i confini sono transitabili. Ma questo lo scopriremo nel corso delle Tesi.
La prima Tesi, riprende la prima proposizione di Lutero [6], risituazionata, tale e quale, sulla Fabbrica Olimpiadi e il suo Deus ex machina: l’allegro, ottimista e fortunato Zaia. Che vive di frustrazioni olimpiche e di primati in ogni cosa che fa e che pensa. Povero illuso.
Buona riflessione.
PS Le note di questa prima introduzione sono in calce alla 1a tesi, in fondo alla pagina web.
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LE TESI [in ordine cronologico, dal basso]
9.5a tesi – 27 febbraio 2026
La bellezza non salverà il mondo. Questa è l’ipotesi olimpica qui taciuta. La vostra eredità di superficie – nel silenzio del dolore del mondo, mai evocato – è una bolla di bellezza, di estetismo, di autocelebrazione, di pavida ipocrisia.
>> Nella morte delle geografie concrete emergono zone di sacrificio, ad alto e basso reddito, sotto il fascismo del dio Denaro e dello spirito santo di sua santità, la Finanza.

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APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
La bellezza non salverà il mondo. La mia ipotesi finale [1]. La bellezza, se non è accompagnata dalla giustizia, dal saper dire la parola giusta al momento giusto, non cambierà le sorti del mondo. È accaduto durante tutta questa Olimpiade. Anche nell’atto finale quando il Presidente Malagò e la Presidentessa del CIO [2] si sono nascosti dietro a una sequela di ringraziamenti, certamente legittimi, ma troppo autoreferenziali, troppo centrati sugli orgogli nazionali, le eccellenze atletiche o localistiche, addirittura facendo leva sul concetto di «sicurezza». Così ha detto Kirsty Coventry, di essere orgogliosa della sicurezza di questi Giochi. Che sicurezza domando io? Quella della migliore parte del mondo che si autocelebra blindata dentro alle proprie arene, mentre l’altra sta marcendo là fuori, tra massacri, genocidi, conflitti? Quanto grande è l’ipocrisia di Malagò che dice, dal pulpito della sua Arena dorata costata più di 6 miliardi di euro, «un altro mondo è possibile»? Senza dire una parola sui bambini di Gaza, sullo stillicidio di giovani reclute, dei soldati russi e ucraini [3], che avrebbero potuto essere atleti e non carne da macello per il volere macabro dei loro dittatori politici? Dei nostri dirigenti politici omertosi, ossequiosi, compiacenti. Migliaia e migliaia di vite umane perse o a rischio, senza neppure una dedica, un pensiero, una citazione di dolore, in tutta l’Olimpiade.
Mi sarebbe piaciuto sentire da una medaglia d’oro, ma anche da una faccia di bronzo: darei in cambio questa mia medaglia per vedere cessata la guerra tra Russia e Ucraina, oppure, dedico questo mio oro alle famiglie e ai bambini di Gaza, Tel Aviv, Cisgiordania, Siria, che non vedranno mai la luce e la bellezza del giocare insieme, in pace. Invece no: zero assoluto, zero parole. Ecco perché anche tutta la bellezza italiana – il Roberto Bolle che balla appeso a un filo di nulla, dentro a una superficie di plastica riciclata, il suo tutù muscolare [4] – è una pavida bolla di ipocrisia se non si dicono le parole al momento giusto. Quando tutto il mondo ti ascolta.
Non c’è bellezza senza giustizia, diceva la grande fotografa Letizia Battaglia, quando luteranamente parlammo di mafia e territori [5]. Di soldi e di sprechi. Di riti tossici e grandi opere, come quelle lasciate in eredità da queste Olimpiadi. Perfino il concetto di eredità è stato capovolto e manipolato. In eredità di chi o per chi? Di sua santità, la Finanza? L’eredità dovrebbe essere di opere compiute e funzionanti, “durante” le Olimpiadi. Invece no, saranno le opere ancora da compiere o da gestire con impegni economici esorbitanti. La Legacy anglosassone – perché usare la pregnanza latina della parola “eredità”, che porta con sé il peso sull’erede, farebbe vergognare ogni nazione, soprattutto se ad essa viene incollata la parola “sostenibilità” – è di fatto una montagna di denaro da spartire e da assorbire, per concludere l’incompiuto. Non si sa come e non si sa per quanto tempo. Se ne deduce che questa Legacy è contraria a qualsiasi concetto logico di sostenibilità. L’eredità di questa Olimpiade in termini di economia e sostenibilità è un fallimento [6]. La Legacy olimpica ha capovolto il concetto di eredità, sostenibile. Lo ha violentato, usurpato. Come ha fatto con i territori dove «l’attrarre fondi», senza rispettare le leggi di tutela dei luoghi, è stato l’obiettivo primario, diventando l’Olimpiade un mero pretesto economico speculativo.
Se dovessimo invece soffermarci sull’indubbia bellezza dello sport, il valore delle medaglie, al di là del loro vergognoso o incosciente – all’Achille Lauro – silenzio sul male del mondo, certo, è sempre alto e suggestivo il portato di significati positivi insiti nello sport per sua intrinseca natura. Sempre se riusciamo a liberare lo sport dalle derive e dalle gabbie della competizione e dell’agonismo forzato, che snatura le stesse discipline, lo stesso concetto di sport. Le immagini che più impressionano di queste Olimpiadi, per noi Luterani della Montagna, è il norvegese Klaube che corre con gli sci di fondo, snaturando lo stesso concetto di scivolamento (a cui si dovrebbe applicare la differenza tra marcia e corsa per salvare lo stesso sci di fondo), o lo scialpinismo ridotto a un circuito di pista dove gli atleti fanno il contrario di ciò che fa ogni scialpinista: guardarsi attorno, diventare paesaggio, immergersi nelle montagne, entrarne dentro, sentirne il respiro. Lo Skimo snatura tutto ciò [7]. Conserva sola la tecnica e l’attrezzatura, la corsa e la discesa, forzate, ingabbiate, facendo capire meglio di qualunque altra disciplina come lo sport rischia di perdere il suo valore liberatorio quando entra in un agone, in un circuito, in una pista. Come quella da bob: la morte della geografia. Chiusa in un budello invisibile agli stessi spettatori. Cieco agli stessi atleti.
Concludo con la splendida scenografia dell’antica Arena di Verona, bellissima, vestita a festa e piena di colori e di soluzioni scenografiche e coreografiche degne della sua storia. Tuttavia, le parole dei presidenti citate sopra – che si dimenticano, credo di proposito e per competizione interna, di ringraziare, nominare, l’allegro Signore e Frustrato Olimpico, Luca Zaia, vero mentore di queste Olimpiadi Infernali [8] – le parole mancate, i contenuti forzati, grotteschi e retorici dello show, conditi sì di sani riferimenti storici, ma pure di sciovinismo nazionalista (con Fresu che scivola sulla tromba) e di giovanilismo incosciente, cosa lasciano di fatto al «nuovo mondo possibile»? La chiusura di Achille Lauro, quasi fosse quel vascello derelitto che il suo nome richiama, è invece proprio l’inno finale alla pavida ipocrisia di queste Olimpiadi, alla mancanza di coraggio dei dirigenti e degli atleti nello spendere una sola parola per la giustizia del mondo. Giovani, e pure vecchi, incoscienti, timorosi, che hanno sostituito il Roxy Bar di Vasco Rossi (uno che almeno era spericolato, nella musica, per quanto poco sobrio negli obiettivi), con l’autogrill.
Ecco la chiave di tutto: «ti chiamerò da un autogrill» [9]. Una pavida canzonetta d’amore, penosa, stile Sanremo, come messaggio di chiusura di queste pavide Olimpiadi. Ti chiamerò da un nonluogo: non dal Roxy Bar di Cortina o di Milano – per quanto osceni – ma dal nulla geografico in cui vivo e mi identifico. Noi teorici luterani asseriamo quindi: la morte delle geografie concrete istituisce le «zone di sacrificio ad alto e basso reddito» [10], in tutto il mondo. Questo, cari Olimpici, anche se non ve ne rendete conto nella vostra insana incoscienza, porterà al crollo del vostro bel sistema dorato. Di tutto il Pianeta. Al tracollo della vostra o nostra, effimera, superficiale, piccola che sia, o “grande, bellezza”.
L’ipocrisia e la grande mollezza o monnezza sociale seppelliranno tutto. Cosi fu, così sia, così sarà. Per omnia saecula saeculorum.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché le Olimpiadi Milano Cortina sono ipocrite?» >> https://share.google/aimode/O5gD8JaSrAMVph27Z
NOTE E FONTI
1. H-Ambient. Debutto di Trieste. La salvezza non salverà il mondo >> https://casacibernetica.cloud/2017/02/15/debutto-di-trieste-foto-e-video-di-h-ambient2/
2. Olympics, Beauty in Action. Cala il sipario sui Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026: il racconto della Cerimonia di Chiusura a Verona >> https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/cerimonia-chiusura-arena-verona-olimpiadi-milano-cortina-2026-come-andata-racconto
3. Vincenzo Leone. Guerra in Ucraina, le cifre impressionanti (e inesorabili) dopo quattro anni di conflitto aperto tra Kyiv e Mosca >> https://www.wired.it/article/guerra-ucraina-quattro-anni-russia-invasione-vittime-soldati/
4. Giacomo Aricò. Roberto Bolle alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2026: l’abito muscolare fatto da stratificazioni di plastiche bruciate, ispirato alle opere di Alberto Burri >> https://www.vogue.it/article/roberto-bolle-cerimonia-di-chiusura-olimpiadi-invernali-2026-arena-verona-look
5. Art Tribune. Letizia Battaglia – Non c’è bellezza senza giustizia >> https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/letizia-battaglia-non-ce-bellezza-senza-giustizia/ Non c’è bellezza senza giustizia. Storico incontro tra Letizia Battaglia e Luisa Muraro >> https://casacibernetica.cloud/2015/06/02/inaugurazione-mostra-non-ce-bellezza-senza-giustizia-storico-incontro-tra-letizia-battaglia-e-luisa-muraro/
6. Andy Bull. The Great Olympic lie: untold story of Winter Games’ huge environmental impact >> https://www.theguardian.com/sport/2026/feb/22/the-great-olympic-lie-untold-story-of-winter-games-huge-environmental-impact
7. GognaBlog. Il debutto olimpico dello Skimo >> https://gognablog.sherpa-gate.com/il-debutto-olimpico-dello-skimo/
8. Mountain Wilderness. Concorso “OLIMPIADI INFERNALI” – Fotografa gli impatti delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 >> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/concorso-olimpiadi-infernali-fotografa-gli-impatti-delle-olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026/
9. Achille Lauro. Incoscienti Giovani >> https://lyrics.lyricfind.com/lyrics/achille-lauro-incoscienti-giovani
10. Laboratorio Politico di Ecologia. ZSAR – Zona di Sacrificio ad Alto Reddito >> https://laboratoriopolitico.org/2024/07/27/zona-di-sacrificio-ad-alto-reddito-zsar/
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9a tesi – 20 febbraio 2026
La barca planetaria sta affondando sotto il peso dei primati*, del meglio dell’umanità. Tutto è connesso: la grande festa, gli sponsor, la voce o il silenzio degli atleti, il cibo, il vino e le armi. La competizione senza catarsi è la morte della vita.
>> Compito dei Giochi è disinnescare la competizione per fare emergere la simbiosi dei viventi, soggetti per varie circostanze a dinamiche di confronto e di conflitto.

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foto origine Verona Sera
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Nei riflessi degli occhiali di questi due competitori, rappresentanti del genere umano, appartenenti all’Ordine dei Mammiferi Placentati che il socius cumpanis philosophiae Linneo definì Primati, i “migliori”, dal latino Primates, coloro che sono «primi», si configurano infiniti vigneti di uva adamantina, in particolare della Regione chiamata Venetia, un tempo Repubblica Serenissima, oggi Res-comune tristissima, ospitante l’Olimpiade. Detta uva è divenuta monocoltura da primato, come la Glera per il Prosecco (che fu di Valdiobbadene), o per altre uve prelibate – Corvina e Garganega – che caratterizzano i vini di Valpolicella e Soave. Tali uve hanno invaso ogni dove. La loro produzione da prime delle classe ha da soddisfare tutto il mondo, specie i superbi bevitori alla Festa dei Primati* [1], una festa così grande che la stessa produzione, intensiva, ha spremuto-estratto l’antica anima di terre bellissime, come quelle venete, tanto da metterle a rischio di divenire pestilenziali a causa dei moderni «pesticidi», tra cui, ultimo, ammorba l’acido trifluoroacetico (TFA), appartenente alla famiglia dei Forever Chemicals [2].
Il vino industriale – da primato – sta uccidendo il vino tradizionale – contadino, un vino originariamente da tavola e rituale, prodotto per necessità d’amore e di ragione, per passione e utilità frugale, come alimento di relazione con la terra e tra le genti. Parola di Lutero vignaiolo, nato da famiglie contadine e per nulla adamantine.
Ergo: tutto è connesso e, se connesso male, compromesso. Una particella di terra che offre da bere Prosecco a tutto il mondo [3] è costretta a subire trattamenti intensivi che uccidono le genti. Le avvelena. Solo per un semplice fattore di scala, di mensura, dimensione. Di logica terragna. Ah Perduto Amor, Aristotele dove sei? E tuo padre acquaiolo, Talete, nostro sommo maestro, dove è andato? E che dissero Eraclito e Parmenide davanti a un bicchiere di Bacco? Prima che Cristo illuminasse il cielo con lo strumento della croce! «Questo è il mio corpo»? «Questo è il mio sangue»? Per noi, miseri acini della terra!
Tutto è connesso, e assai complesso. Un tracciante delle connessioni contemporanee è offerto – a mo’ di collante universale – dalle nuove sostanze chimiche invisibili e inodori create dall’uomo per i suoi primati. I Forever Chemicals li troviamo non solo [4] nei pesticidi ad uso agroalimentare, ma pure nelle armi, nell’innesco delle bombe atomiche, nei proiettili ad uranio impoverito, nelle protezioni impermeabilizzanti e termoresistenti dei materiali che servono non solo alle guerre, ma anche agli sport, ai divertimenti, come nei tessuti goretex o nelle scioline al fluoro, oggi vietate grazie all’azione dei compagni protestanti [5] tardoveneti. Parola di Lutero, riformatore chimico e contro-alchemico.
Tutto è connesso e compromesso. L’ENI, che sponsorizza in prima fila le Olimpiadi, è da decenni ai primi posti per le alterazioni climatiche mediante l’estrazione e la produzione di combustibili fossili. La stessa impronta aziendalista si trova nella terribile MIT-ENI, joint venture tra MITsubishi ed ENIchem, multinazionali responsabili del più grande inquinamento contemporaneo delle acque potabili del mondo occidentale, penalmente riconosciute colpevoli di una produzione criminale [6] di dette sostanze, sversate indiscriminatamente e deliberatamente in ambiente, per moltiplicare a dismisura i profitti. Non solo: lo sponsor LEONARDO, che costruisce sistemi d’arma e di morte, utilizza il medesimo intruglio ignifugo da primato, prodotto per anni da MITENI per DuPont e oggi dalla Fu Solvay di Spinetta Marengo per Chemours.
E se queste ignobili sostanze che hanno inquinato le falde di mezzo Veneto fossero veicolate dai vigneti industriali socializzati che pescano dalla stessa falda, nel silenzio delle istituzioni che sponsorizzano le Olimpiadi, come comprovato dalla prestigiosissima Università libera Patavina, oggi di corte perché corteggiata dai Poteri [7], tra i cui banchi e saltimbanchi insegnò l’illustre compagno di scienza ed eresia, Galileo Galilei? Se così fosse, sarà grazie all’omertà collettivizzata, al perdono del soldo e all’indulgenza pagata al mercato ad ogni costo. In una corsa, competizione, senza fine.
Tutto è connesso e compromesso se non si alza la voce al cielo e si invoca la «catarsi» dal primato, dalla competizione. Alcuni riescono a trovare i primati perfino nel male, tanto sono “ottimisti e fortunati”, come l’Allegro Maestro Frustrato Olimpico che ai giornali disse, più o meno, a spanne: siamo i primi ad avere queste sostanze nel corpo, spannograficamente! [8]. Siamo primi anche nella loro Cura, del Male. Così da trascurarle perfino all’interno dei cementi che hanno caratterizzato la sua più grande opera fallita: la Superstrada Pedemontana Veneta, fatta passare per “autostrada”, addirittura olimpica, tanto che succhia denaro pubblico a milionate dai propri corregionali [9], inebetiti dallo spettacolo permanente a cui sono sottoposti.
Uno spettacolo olimpico. Cosa portano con sé gli acceleranti dei cementi [10] sparati a iosa tra le montagne di Cortina e le barricate di Milano, le grandi opere costruite in fretta e furia per il ritardo – morale, climatico, logistico – di queste Olimpiadi? Chiedetelo ai Sommo Maestri del Divertimento e delle Feste Olimpiche, tra un Prosecco e l’altro.
Se non c’è limite al primato, alla stessa consunzione etica dei corpi degli atleti, timorosi di alzare l’anima e la voce per non perdere il treno del primato, del cum-petere negativo e antropo-referenziale, se non c’è purificazione e liberazione dalle pulsioni egoiche e suprematiste dell’umano-primate, del migliore degli esseri, del presunto tale, la vita intera soccombe. La barca planetaria affonderà con tutte le carcasse morali e mortali, consunte e bisunte, degli stessi illusi athlos-atleti-atletici [11], i quali, dopo aver remato a manetta per una parte della vita, passeranno il resto della stessa in una insignificante deriva di se stessi e del proprio fragile cerchio post-olimpico. Poiché di questo «doman, vi è proprio certezza». S-parafrasando il Magnifico Magnate Fiorentino e la sua capitalistica – secca e prosecca – magniloquenza.
«Non fate questo in memoria di me» – dico io, Lutero, eretico dell’Olimpo, prossimo alla sua ultima e definitiva tesi. Così è, così non sia.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché il Pianeta sta affondando?»>> https://share.google/aimode/k8XoNrMchzI7utVtv
NOTE E FONTI
1. Qui Primati al “plurale” acquistano un valore semantico *all’ennesima potenza, “singolare”: Primate come Umano, dello stesso ordine delle Scimmie; Primato come massimo grado raggiunto nel vertice di un esercizio; Primato come record e risultato sportivo. Come vedremo il Presidente Zaia vuole essere primo in tutto, anche nella gestione del male provocato dallo stesso male, nel Veneto contaminato da Pfas.
2. I Forever Chemicals, i cosiddetti PFAS (sostanze perfluoroalchiliche – caratterizzate da un legame solidissimo tra Fluoro e Carbonio), sono stati trovati nei vini europei in grande quantità, soprattutto il TFA, Pfas ultracorto, grazie ad una grande ricerca paneuropea a cui noi stessi – «protestanti» – abbiamo partecipato >> https://www.pan-europe.info/press-releases/2025/04/study-reveals-alarming-surge-forever-chemical-tfa-european-wine
3. In calce a questo articolo troverete immagini, connessioni e link sulla «Teologia del vino» prodotta dalla Regione Veneto, che ha reso impraticabili – alla vita e alla biodiversità – molte delle nostre colline >> https://pfas.land/2024/06/11/11-giugno-2024-la-questione-pfas-nel-veneto-oggi-sicuro-ovvero-omertoso-e-di-fatto-negazionista-dopo-10-anni-di-lotta-e-6-di-scuola-rendiconto-e-riflessione-analitica-sullanno-sc/
4. Per un’ampia disamina di queste sostanze rimandiamo alla traduzione partecipata di PFAS.land del migliore dossier tedesco in circolazione >> https://pfas.land/2021/08/30/30-agosto-2021-traduzione-di-what-matters-pfas-sono-qui-per-restare-il-documento-divulgativo-dellagenzia-ambientale-tedesca-tradotto-dagli-studenti-italiani/
5. L’uscita dei PFAS dai tessuti sportivi, come Gore-TEX, è avvenuta grazie alla pressione di gruppi di lavoro e ambientalisti storici, tra cui Greenpeace e il Movimento No Pfas (nato in Veneto a fine 2016). Le stesse scioline sono state liberate dal fluoro dopo un’azione congiunta tra giornalismo d’inchiesta e attivismo “protestante” raccontata qui >> https://pfas.land/2020/01/11/14-gennaio-2020la-sciolina-assassina-un-caso-internazionale-prima-puntata-la-fabbrica-dellorrore-il-veneto-ancora-primo-a-produrre-e-tacere-morte-con-la-miteni-le-inaccettabili-co/
6. Francesco Tedeschi. Inquinamento da Pfas, condanne per 141 anni ai manager di Miteni. L’impatto di una sentenza storica >> https://www.editorialedomani.it/fatti/pfas-sentenza-vicenza-miteni-condannati-avvelenamento-disastro-ambientale-kc6qh7jm
7. Sul coinvolgimento dell’Università di Padova sulla ricerca PFAS esiste ampia documentazione in rete, come sul conflitto interno alle istituzioni per dare fuori – rendere pubblici – i dati sulla salute (come accertato dalla Missione Onu PFAS 2021), specie quelli alimentari (rilasciati dopo ingiunzione del TAR). Recenti analisi sono state fatte sui vini della zona rossa che pescano nella contaminazione storica (quella a base del terribile e cancerogeno PFOA). I risultati non sono confortanti – anche per ammissione delle stesse cantine sociali del territorio – e presto saranno resi pubblici. A lato, luteranamente, segnaliamo che al vertice di Medicina del Lavoro e consulente per la sicurezza alimentare presso l’OMS, la Regione Veneto ha nominato Angelo Moretto, tossicologo negazionista al soldo delle multinazionali >> https://lespresso.it/c/attualita/2023/7/20/angelo-moretto-il-negazionista-del-rischio-sanitario-dei-pfas-ora-e-esperto-delloms/2448 – come a dire, tutto torna ed è connesso nella «terra delle fortune»; degli altri.
8. Corrado Zuini. Pfas, Zaia vara i nuovi limiti in Veneto: “Più bassi della Svezia” >> https://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/25/news/pfas_zaia_vara_i_nuovi_limiti_in_veneto_piu_bassi_della_svezia_-176471818/
9. Federico Murzio. Pedemontana Veneta, buco da 54 milioni: la Regione copre i mancati pedaggi >> https://www.mattinopadova.it/regione/pedemontana-veneta-buco-54-milioni-mancati-pedaggi-l4vkbu2e
10. Giuseppe Pietrobelli. “Pfas per costruire tunnel della Pedemontana Veneta”: inchiesta sull’opera scandalo. 12 indagati: “Sapevano delle falde inquinate” >> https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/18/pfas-pedemontana-veneta-inquinamento-falde-notizie/8165145/
11. Il termine “atleta” ha un’origine significativa, dal greco athlos, che significa lotta. Ma se lo sport riducesse le persone ad essere solo dei lottatori, “nell’agone”, il mondo fuori svanirebbe, aiutato dal peso stesso delle competizioni. A tal proposito riporto un passo del testo luterano citato nella nota 1 della tesi 7, del 1997: «Il termine sport è invero soggetto a largo fraintendimento e spesso lo si riduce a sinonimo di lotta (athlos) nell’agone, a “roba da atleti”, ossia a quelle attività ricreative caratterizzate dall’agonismo e dalla competizione. Ma già in quel ricreative si intuisce uno spettro più ampio di significati, significati spesso riflessi e sottintesi negli idiomi comuni: “lo faccio per sport”, “l’essere sportivo” e via dicendo». Ergo finale, di nota e di tesi: l’autentico “spirito sportivo” – quello che le Olimpiadi vorrebbero celebrare – è la catarsi dalla contingenza atletica che l’essere umano porta con sé. La liberazione dal peccato originale, direbbero i cattolici. La nostra tara, dissero gli eretici, miei compagni, citati e defunti. La simbiosi dei viventi, verso un futuro di rispetto e libertà.
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8a tesi – 17 febbraio 2026
Non tutto è oro quel che luccica. Gli allori olimpici non dicono al mondo la parte nascosta. Belle le medaglie, ma quanto costano e costeranno alle comunità? Il debito morale, sociale ed economico di Milano Cortina è davvero «olimpico».
>> La parte più fortunata – «the best of humanity»! – si dimentica della parte più sfortunata, delle guerre, dei misfatti, dei soprusi. Non una parola – dagli atleti «dorati».

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foto origine Galleria 7 febbraio 2026 di Federico Bevilacqua
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Come teologo della «liberazione dall’economia», non sono affatto un economista, ma so per certo che se si dichiarano inizialmente costi di 1,85 miliardi e poi se ne spendono oltre 6 [1], in modo poco trasparente, qualcosa non torna. Non torna specie nelle tasche dei contribuenti, mentre torna molto, di tornaconto, nelle tasche dei soliti noti: politici, appaltatori, costruttori, cavatori, immobiliaristi, speculatori di borsa, mafie più o meno esplicite del lavoro.
Tant’è che accanto alle bellissime e celebrate medaglie [2], dietro, ci stanno affari e costi per la comunità non indifferenti. Se tutto restasse dentro ad un limite di buon senso e salubrità dei territori, nulla di male, ma quando si cominciano a distruggere boschi, a scavare montagne, a costruire bacini di acqua per sparare neve a gogo, dai costi ambientali ed energivori enormi [3], senza permessi ambientali e violando le leggi del buon senso, le stesse Regole comunitarie (quelle di Cortina) e quelle istituite dai codici penali e civili – bastino come esempio i 118 milioni di euro per lo Sliding Center [4] e i 35 milioni per la cabinovia postuma di Socrepes (un vero fallimento) [5] – quelle medaglie, se silenti, senza dire una parola, si macchiano di omertà civile. Non ottemperano allo stesso Spirito Olimpico.
Se poi si sentono discorsi assai dubbi e scivolosi come quelli di Giovanni Malagò e della presidentessa del CIO che si dicono felici di avere qui, a Milano Cortina, «il meglio dell’umanità», l’«eccellenza» [7], che alla fine dei conti diventa una eccedenza, cosa possiamo dire alla parte più sfortunata, alla decine di migliaia di morti per le guerre o i genocidi di Palestina, Ucraina, Russia, Siria, Cisgiordania, o dei paesi in guerra perenne dell’Africa post e neocoloniale, alle terre sfortunate che per secoli sono state preda delle parti più fortunate del Pianeta? E che oggi non sono presenti alle Olimpiadi? Possiamo citare il celebre e vergognoso assioma produttivista di Luca Zaia: «I pessimisti non fanno fortuna»? [8].
O possiamo portare gli sfortunati a fare i banchetti olimpici di migliaia di euro a Cortina [9], portandoli in elicottero sulle piste [10] o a fare pranzi gourmet e apericene negli alberghi del lusso, magari accompagnati dagli stessi atleti dorati? Prelevandoli dai barconi del Mediterraneo?
No. Non va bene così. Come dice Annalena Baerbock, nuova presidente dell’Assemblea ONU, intervistata mentre portava la fiaccola olimpica [11]: «lo Sport è sempre anche politica». E oggi, non sentire dire una sola parola da parte degli atleti sui retroscena del mondo [12], sui bambini morti in Palestina per fame e brutalità, sulle migliaia di soldati giovani arruolati per forza che stanno morendo nel confine russo-ucraino, una sola parola, fa davvero pena. Una pena olimpica. Che noi non dimenticheremo. A contrappasso del debito morale, sociale, economico di questa Olimpiade dei Fortunati.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché gli atleti delle Olimpiadi Milano Cortina non dicono niente sulle guerre e il genocidio di Gaza?» [13] >> https://share.google/aimode/Kpk3NJfhTcReSRgl0
NOTE E FONTI
1. Luigi Casanova, Duccio Facchini. Oro colato, Altreconomia 2025, p. 13.
2. Olympics Official Site >> https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/medals
3. Stefano Pancini. Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, serviranno 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale: «Il doppio del volume del Colosseo» >> https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_22/olimpiadi-invernali-di-milano-cortina-serviranno-2-4-milioni-di-metri-cubi-di-neve-artificiale-il-doppio-del-volume-del-colosseo-c376ca00-37f0-426d-9609-08695db5exlk.shtml
4. Giuseppe Pietrobelli in GognaBlog. Cortina: l’impatto della pista da bob >> https://gognablog.sherpa-gate.com/cortina-limpatto-della-pista-da-bob/
5. Fabio Gobbato. La grande beffa della cabinovia >> https://salto.bz/it/article/10022026/la-grande-beffa-della-cabinovia
6. «The best of humanity» – il discorso di Kirsty Coventry >> https://www.olympics.com/ioc/news/ioc-president-s-speech-milano-cortina-2026-olympic-winter-games-opening-ceremony
7. Il discorso di inagurazione di Giovanni Malagò >> https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/il-discorso-di-giovanni-malago-presidente-della-fondazione-milano-cortina-2026-alla-cerimonia-di-apertura-olimpica
8. Il titolo di un libro pubblicato da Marsilio Editore nel 2022 denso di retorica “spannoveneta” e di informazioni poco attendibili, soprattutto sulla Regione di cui l’autore, Luca Zaia, è stato “governatore” per 15 anni.
9. Treviso Today. Le Olimpiadi dei ricchi: elicotteri, après-ski, ville venete e cene esclusive >>
https://www.trevisotoday.it/social/ricchi-olimpiadi-invernali-2026.html
10. Marco Bonei in Alt(r)iSpazi. Le Olimpiadi dei super ricchi >> https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/le-olimpiadi-dei-super-ricchi/
11. Christoph Becker. «Sport ist immer auch politisch». Intervista in cui la politologa tedesca discute dell’esclusione degli atleti russi >> https://www.faz.net/aktuell/sport/olympische-winterspiele/olympia-2026-annalena-baerbock-im-interview-zu-politik-und-sport-110834161.html
12. E quando lo fanno vengono squalificati, come il campione di skeleton ucraino, Vladyslav Heraskevych >> https://www.rainews.it/video/2026/02/milano-cortina-2026-il-cio-vieta-il-casco-con-i-volti-di-atleti-ucraini-uccisi-heraskevych-mi-spezza-il-cuore-029ac857-888e-42b1-bc2f-1f426850149d.html
13. Sconcertanti le dichiarazioni del bobbista israeliano Adam Edelman >> https://lavialibera.it/it-schede-2558-olimpiadi_milano_cortina_tra_gli_atleti_israeliani_c_e_chi_ha_combattuto_a_gaza
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7a tesi – 14 febbraio 2026
Il Bob moderno è il contrario del divergere antico. È una folle corsa dentro a un budello di ghiaccio costruito ad hoc. È il simbolo dell’artificio che fagocita lo stesso concetto di Sport. Si può solo «servire la linea» per non sbattere «fuori» dalla propria follia antigeografica.
>> È il contrario del «deportivo» perché tutto è incanalato in un cunicolo di cemento, ghiaccio, legno, luce artificiale.

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foto origine OA Sport
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Che il Bob contemporaneo, come altre discipline in ambienti (e con strumenti) estremamente artificiali, sia agli antipodi del concetto di Sport, come originariamente inteso, che non è il comunemente inteso, non ci sono dubbi.
Bisogna tuttavia fare un passo indietro e affidarsi ad altre scritture “luterane”, nel senso non convenzionate con il credo dominante. Riprendo qui un vecchio scritto concettuale dove ci si concentrava sulla radice della parola sport. «Di origine francese, desport (l’italiano diporto, portarsi da un luogo all’altro), bene conservata nell’inglesismo sport (e tutt’ora attuale nello spagnolo deporte–deportivo) può essere avvicinata in italiano con il termine divertimento (dis-vertere, volgere in opposta direzione) e ancor più, ma meno comunemente, con il verbo divergere (de-vergere, volgere dall’altra parte). Lo sport è quindi divertimento, diversione; e quest’ultime non sono parole insipide, di scarso significato, indicando esse un volgere altrove, un divertirsi, il divergere dal solito andare, dal divenire entropico tipico di ogni sistema fisico; divergere significa umanamente creare nuove direzioni, nuovi ordini, nuovi equilibri da quelli soliti che caratterizzano la nostra ineludibile fisiologia di sostentamento». [1]
Qui abbandono il sottile discorso e riporto solo una conclusione declinata alla sport-non-sport (quasi a a segnare la contraddizione e la deriva degli sport contemporanei) per eccellenza della montagna e non solo: l’alpinismo. Concludevo (ero io lo scrittore contro-accademico) nel 1997, liberando il concetto dalle sovrastrutture della competizione e dell’agonismo: «Ritorniamo al centro del discorso. L’alpinismo è uno sport. Anzi, non vedo quali sport possano incarnare i caratteri generali sopra descritti [lotta, azione, contemplazione, bellezza, fatica, passione pura, libertà dal lavoro, libertà negli spazi concreti etc] se non quelli in cui esista veramente un altrove, un ambiente realmente altro dal soggetto sportivo e non una modificazione o una riproduzione di esso (l’agone) dettate dalle esigenze del gioco».
Capirete che uno sport dove tutto avviene dentro a un budello di ghiaccio, cemento, legno laccato, plastiche, vetroresine, luce artificiale, simil-ipogeo (e non ipogeo secondo quanto narrato dall’approssimatore Zaia [2]) – sopra a uno strumento senza il quale nulla sarebbe possibile – è tutto fuorché andare altrove. Non si vede e non si vive niente dell’esterno, dell’ambiente. Si corre dentro a una propria costruzione mentale e materiale. Una specie di masturbazione sportiva, dove certamente i sensi e gli equilibri sono al massimo, per non sfracellarsi dentro al cunicolo in cui si corre. Un cunicolo talmente osceno e clandestino all’occhio che da fuori lo spettatore non vede quasi niente ed è costretto a vedere tutto via schermo. Un puro e osceno spettacolo adrenalinico di curve, equilibri, sterzate invisibili e frenate su un budello artificiale. Nulla più.
Ecco così che il Bob diventa il simbolo dello sport che fagocita se stesso, e quello di Cortina a maggior ragione, se consideriamo gli abusi e i soprusi, i costi economici e i danni ambientali [3]. Lo Sliding Center Cortina, per quanto bello e “fico” possa sembrare, è la metafora della follia e della prepotenza dell’uomo, perché non solo è antigeografico, ma è pure anticlimatico (energivoro), ecocida (centinaia di alberi secolari sono stati abbattuti e tonnellate di cemento tossico usate), antidemocratico (costruito senza la partecipazione-consenso della gente, ma voluto con forza dai magnati dello sport consumistico).
Lo Sliding Center Cortina è il monumento all’Accelerazione Umana verso il cataclisma climatico generato dall’arroganza della nostra intelligenza nei confronti della natura. Nulla di questo Centro ha rispettato i criteri della sostenibilità, in primis l’abbattimento selvaggio e illegittimo, per non dire illegale e violento, del Lariceto storico di Ronco. In secundis le tonnellate di cemento (chimicamente a rischio per gli acceleranti di nuova generazione) sversate sopra a una terra sacra per bellezza e fragilità, in prossimità della Sorgente del Lago Bandion. La maggior parte della pista è coperta da tettoie e da teli: lo sport di fatto è invisibile, mentre fuori la devastazione perpetrata è visibile al mondo intero.
Esso è quindi un monumento alla chiusura sistemica, dove il mondo là fuori – il mondo dove realmente si diverge e ci si diverte – non esiste più e dove si ha l’illusione di arrivare primi quando si è più veloci, pensando che quel premio possa compensare la dimenticanza della realtà concreta dell’esistere esposto al divenire, per suggellare invece la nostra illusione di non essere soggetti al tempo, agli spazi, al solito andare, alla consunzione, alla morte, alla lentezza con cui l’entropia mangia noi stessi, illusi conquistatori non dell’inutile [4], come gli alpinisti, ma dell’utile, della velocità con cui ci si consuma. Tutto alla massima velocità, fino alla morte. Dimenticando la lentezza e la bellezza del mondo.
Come controprova di questo sport chiuso e astratto dalla natura, ad alta densità di artificialità, la Tecnica ha ucciso l’Estetica, l’Adrenalina ha fagogitato il Gesto, ridotto ai minimi termini estremamente tecnici. Spesso nascosti nelle carene del proprio esercizio. E l’utile si è mangiato a colazione (prima di costruire), pranzo (durante la costruzione) e cena (manutenzione) l’inutile [5].
Ma lo Sport, in origine, è tutt’altra cosa.
Per questo il Bob moderno è diventato il contrario degli sport di montagna! Una giostra medioevale post litteram. Contemporanea. Con tutto il rispetto e i rischi, gli sforzi e le fatiche, degli atleti che in questa folle corsa si prodigano. Inconsapevoli della loro stessa mania. Di essere servi di uno spettacolo. Per sé e per gli altri. Servi di una linea già tracciata, dove si può alla fine solo frenare, o sterzare prima, per non sbattere fuori dalla propria follia. Antigeografica.
Parola di un Lutero alpinista.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché la Pista da Bob è antigeografica?» >> https://share.google/aimode/9holPiZonBnqrQLWr
NOTE E FONTI
1. Alberto Peruffo. Alpinismo Radicale, in Club Alpino Accademico, Annuario 1997, N. 99, pp. 49-53.
2. Belluno Press. Pista da bob Cortina. Zaia e la pista ipogea >> https://www.bellunopress.it/2024/02/26/pista-da-bob-cortina-zaia-e-la-pista-ipogea/
3. Giuseppe Pietrobelli. Olimpiadi 2026, ecco l’impatto ambientale della nuova pista da bob a Cortina | Le prime foto a lavori quasi conclusi >> https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/17/olimpiadi-2026-cortina-pista-bob-impatto-ambientale-prime-foto/8127737/
4. Secondo la classica definizione di Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile, vv.ee.
5. Il Nordest. Pista da bob di Cortina: allarme al comune per gli enormi costi di gestione dell’impianto https://www.ilnordestquotidiano.it/2025/05/06/pista-da-bob-di-cortina-allarme-al-comune-per-gli-enormi-costi-di-gestione-dellimpianto
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6a tesi – 13 febbraio 2026
«I Larici a Milano sono morti per la seconda volta». Non torneranno più finché deliberata violenza sarà usata per risolvere le questioni cruciali. Il Potere non si sconfigge con il nudo Contropotere. Ma con percorsi e geografie autorevoli.
>> Non «resteranno» i larici se non capiremo che la giustizia sociale e ambientale non è una lotta per il Potere, ma una lotta rigorosa di «altra natura»

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foto origine La Presse – Il Corriere della Sera
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Per questa Tesi molto provocatoria su Potere e Contropotere, nata dalle Giornate di Milano, sul campo, rimandiamo alla restituzione scritta per l’occasione dal titolo NON TORNERANNO I LARICI. NEPPURE A MILANO? UNA RIFLESSIONE ANTIGEOGRAFICA SUI NOSTRI POTERI DOPO IL CORTEO e pubblicata su GognaBlog.
Questo l’incipit: ««I larici a Milano sono morti per la seconda volta?» – domando. Il 7 febbraio 2026 l’astratto ed efficace simbolismo del corteo si è scontrato con scelte, fatti globali e scontri concreti. Segue una breve cronaca e considerazioni a margine del grande evento “antiolimpico”. Un momento sicuramente indelebile per la città. Nel bene e nel male di queste Olimpiadi. Un successo come partecipazione e pluralità di voci e rivendicazioni. Notevole la performance iniziale. Tuttavia, per altra via, a mio parere, nel finale un’occasione persa per allargare la frattura sulla crepa olimpica. E sulla tossicità che essa nasconde, per trascinare il resto. Per produrre la faglia: una narrazione e un’azione definitivamente contraria» leggi tutto >> [1].
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Torneranno i larici a Milano?» >> https://share.google/aimode/IJogEyLZ29eQ7UyDf
NOTE E FONTI
1. Alberto Peruffo. Non torneranno i larici >> https://gognablog.sherpa-gate.com/non-torneranno-i-larici/ [nell’articolo troverete anche gli articoli di cronaca della stampa nazionale e la restituzione del CIO e di APE sulle Giornate di Milano].
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5a tesi – 3 febbraio 2026
Gli sponsor globali sono tra i maggiori inquinatori del pianeta. La fiaccola della sostenibilità è una fiaccola della menzogna, sociale e climatica. Si parla di pace con avvocati di guerra.
>> «Non brucerete il nostro futuro» – abbiamo detto a chiare lettere a ENI, COCA-COLA, LEONARDO e a tutti coloro che stanno devastando il PIANETA.

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foto origine Assemblea No Inceneritore Fusina
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Siano benvenuti tutti gli atleti delle Olimpiadi, ma non gli sponsor che hanno le mani sporche di sangue e devastazione. Come sia possibile avere tra gli sponsor ufficiali soggetti quali:
– ENI, responsabile di alcune tra le più grandi opere di estrazione, sfruttamento e danni socioambientali del PIANETA (solo per restare in Veneto e senza ricordare l’unione di Eni e Montedison che portò a ENImont e relativi disastri di Porto Marghera, basterebbe ricordare la recente unione tra Mitsubishi ed ENIchem per formare la MIT-ENI, rea del più grande disastro chimico contemporaneo europeo [1], quello dei PFAS, che ha portato morte e patologie diffuse);
– LEONARDO, produttore di armi di ultima generazione (con legami fortissimi con le fornitura ad Israele di Netanyahu [2]);
– COCA-COLA, tra le maggiori predatrici di acqua, imbottigliata nella plastica monouso (che ha invaso il pianeta intero [3]);
– come sia possibile in una Olimpiade eticamente, socialmente, ambientalmente, economicamente sostenibile avere sponsor così compromessi, nessuno riesce a spiegarlo. Neppure i top manager pagati centinaia di migliaia di euro per vendere un brand menzognero, edulcorato di verde e di sostenibilità sociale.
La contraddizione è inoppugnabile: è la menzogna che si fa fiaccola, con fumi tossici rilasciati al mondo intero. Lo dimostra il recente report Olympcs Torched firmato da centinaia di scienziati e atleti [4]. Tra le aziende coinvolte nella filiera dei combustibili fossili troviamo il costruttore automobilistico STELLANTIS, la compagnia aerea nazionale ITA Airways, senza contare il colosso dell’industrialismo internazionale FINCANTIERI, leader della grande cantieristica, pure militare.
Portare oggi quella fiaccola [5] – della sostenibilità presunta, con il logo di ENI e COCA-COLA sopra la fiamma – soprattutto da tedofori che sono fuori dai Giochi presenti, siano essi icone del passato, o personalità del presente, è una macchia morale dal momento in cui si è consapevoli che gli sponsor citati sono il contrario della sostenibilità. È vendere la propria autorità positiva, il proprio percorso di autore e di atleta di valore, o anche solo di personalità laterale, al gioco sporco dei grandi poteri. È prostituire la propria immagine per legittimare l’immagine sporca del potere. È il peggiore del greenwashing perché si aggancia ai valori imprescindibili del mandato olimpico, i quali vorrebbero la pace e non le guerre: tutt’altra cosa rispetto alla fame, la distruzione, lo sfruttamento delle genti e dei territori messo in opera dai grandi sponsor globali. Costoro hanno invece appositamente “comprato” l’immaginario di queste Olimpiadi. Veicolando un immaginario tossico.
Boicottiamo ENI, boicottiamo LEONARDO, boicottiamo COCA-COLA, boicottiamo tutti gli sponsor menzogneri, non certo gli atleti e i valori autentici delle Olimpiadi, boicottiamo le menzogne di pace di queste Olimpiadi, dove avvocati di guerra, come Trump e molti altri capi di stato autoritari con interessi economici-militari-neocolonialisti, vogliono essere protagonisti. Questi non possono essere ammessi tra le fila di chi concorre alla pace mediante l’arena simbolica dello sport.
Lo sport “inter-nazioni” dovrebbe invece avere come scopo primario il «sepellire le armi» per far emergere solo la rettitudine e il rispetto di tutte le forze in campo, senza corpi ferire, senza morti tra i campi di gioco. E oltre gli stessi. Far emergere le qualità e le differenze, senza distruggere, prevaricare, colonizzare l’avversario. La competizione nello sport “agonistico” viene infatti tenuta entro certi limiti e portata sul piano simbolico. Tanto da far partecipare, pur con diverse criticità da risolvere [6], anche atleti di nazioni “in guerra”, fuori dagli schemi militari e dai conflitti spaventosi (genocidio israele-palestinese e conflitto russo-ucraino, in primis) di questi giorni. Sorge un dubbio di fronte all’antropocentrismo delle nazioni: che non siano queste competizioni inter-nazioni, queste Olimpiadi Tardoclimatiche, uno schema vecchio e pericoloso da superare definitivamente?
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché sono tossici gli sponsor globali delle Olimpiadi Milano Cortina?» >> https://share.google/aimode/8mNw6IVVa766lSpjb
NOTE E FONTI
1. PFAS.land. Breve storia sociale della Miteni >> https://pfas.land/2022/12/31/31-dicembre-2022-breve-storia-sociale-della-miteni-nei-territori-contaminati-da-pfas-una-prima-traccia-per-il-futuro/
2. The Weapon Watch. Cosa produce Leonardo per Israele >> https://www.weaponwatch.net/2024/01/26/cosa-produce-leonardo-per-israele/
3. Francesca Biagetti. Coca Cola è (ancora) l’azienda che inquina di più con la sua plastica: è suo 1 rifiuto su 10 abbandonato nell’ambiente >> https://www.greenme.it/ambiente/rifiuti-e-riciclaggio/coca-cola-inquinamento-plastica
4. Liam Gilliver. Olimpiadi Invernali 2026: atleti denunciano gli sponsor inquinanti >> https://it.euronews.com/green/2026/01/18/olimpiadi-invernali-2026-atleti-denunciano-gli-sponsor-inquinanti
5. Alberto Peruffo. La fiaccola della servitù >> https://www.facebook.com/photo/?fbid=10161948023495880&set=a.10152257633945880
6. Elisabetta Moro. Quali sono i Paesi che non potranno partecipare alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026? >> https://www.cosmopolitan.com/it/lifecoach/news-attualita/a70006484/paesi-esclusi-olimpiadi-milano-cortina-2026/
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4a tesi – 28 gennaio 2026
Mentre gli atleti e gli operai fanno la fame e si consumano i corpi, i dirigenti olimpici sono superpagati e vivono nel lusso. Mangiano e bevono. A sbafo.
>> I dirigenti CIO, CONI, MICO e SIMICO, FFWW, usw e di tutte le entità infra e sovrastrutturali ai Giochi, vivono nel lusso e/o alimentano lo spreco.

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foto origine Slim Aarons // Getty Images
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
È notizia di questi giorni che i lavoratori subappaltati dell’Arena Santa Giulia di Milano vengono pagati con un panino al salame [1] all’ora. Tra i 5 e i 6 euro. Dall’altro lato della medaglia olimpica, a Cortina, si apprende invece che il signorotto Renzo Rosso può raggiungere il suo albergo elitario – 1685 euro per una camera a notte, l’equivalente di 280 panini al salame – in 15 minuti, da casa sua [2]. Il benestante ha l’elicottero, i malestanti le automobili (intruppate sull’Alemagna). Inoltre, per rimanere al calduccio di chi sta bene, troppo bene, dentro alle stanze si possono trovare un sacco di libri interessanti, soprattutto di moda e delle passioni del signorotto, moto e così via, senza “far conto” del lusso superconfezionato a misura singolarissima – ogni stanza è “identitaria” – dell’oltremisura.
Nei caldi alberghi di Cortina ovviamente non si muore di freddo, ci si coccola nel tepore delle sale e nel profluvio di cibi e dolci compagnie. Dall’altro lato – dell’albergo, verso monte – nei gabbiotti dei cantieri si rischia l’assideramento o l’infarto per la montagna di ore di lavoro e di veglia. Ma meglio non dirlo troppo forte (sul morto pugliese – d’infarto, in condizioni di lavoro estremamente duro è calato il silenzio [3]) e tirare dritto per non offuscare di maldicenza delle Olimpiadi, dove regnano bellezza e armonia. Infrante? [4]
I dirigenti poi, alla Malagò, o peggio alla Thomas Bach, girano con spese personali picaresche, quasi fossero faraoni in prossimità delle Tre Piramidi di Lavaredo, fatte di Oro, Incenso… e Birra. Si parla di 24.000 euro per una notte, in una suite nipponica. Di 400.000 euro, dal 2019, solo per viaggi e missioni dei dirigenti del CONI [5].
Oppure, nel caso i compagni di merende olimpiche amassero le Ferrari o le bici supercostose, tipo le Pinarello, per avere facili relazioni con questi grandi marchi, basta chiedere a Luca Zaia, l’uomo che ha pensato le Olimpiadi Milano Cortina in segreto [6]. Spremendosi le meningi. Tra le spanne delle mani e del pensiero. Luteranamente pensando.
Così, in via deduttiva, nel mentre i corpi degli atleti si consumano per ore e ore di estenuanti – e a volte massacranti e insignificanti (alla fine dei conti e della vita) – allenamenti, solo alcuni raggiungono le libagioni dei dirigenti olimpici. I più bravi – specie i sovversivi della nazionale italiana (della nazione che ha speso centinaia di milioni per i villaggi olimpici) si rifiutano di dormire nelle baraccopoli di Cortina [7], pure nello studentato di Milano o tra le caserme finanziarie di Predazzo: non sono il massimo della socialità e del lusso, a cui, sembra, il pensiero dei dirigenti olimpici aspira. E ispira. Altro che sport popolare. Tutto è concentrato, anzi, concertato. Un concerto di pratiche costose e franose. Le 377 Baracche di Cortina qualcuno le ha paragonate a un campo di concentramento. Forse per il pericolo di averle costruite sopra un terreno ad alto rischio geologico [8]. Di solito è raro che un cataclisma geologico accada, un cedimento spontaneo della montagna. Ma se capita, capita. E non certo per l’ira dei Dei dell’Olimpo, visto che di Olimpiadi si parla. O forse sì?
Insomma, tra Milano e Cortina, soprattutto tra l’ingolfata [9] Ale-magna – qui-se-magna, il magnar veneto – una moltitudine di persone dormono e mangiano a sbafo di tutti i contribuenti. Di tutte le nazioni. Essendo queste Olimpiadi un banchetto planetario dove gli scarti fisici e climatici sono a carico del pianeta intero. E lo sport, quello vero, nell’accezione della premessa delle nostre Tesi, pochi lo praticano e a pochi importa. Il magnar-sodo-e-a-sbafo è diventato il vero sport olimpico di queste Olimpiadi Tardoclimatiche.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Quanto è lo spreco delle Olimpiadi Milano Cortina?» >> https://share.google/aimode/hT8pciuQVPBVojZSN
NOTE E FONTI
1. Davide Ilarietti. Pagati meno di un panino al salame >> https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/pagati-meno-di-un-panino-al-salame-416730
2. Italo Pantano. L’Ancora di Cortina riapre con la visione di Renzo Rosso >> https://www.harpersbazaar.com/it/lifestyle/viaggi/a69162269/hotel-ancora-cortina-renzo-rosso/
3. Alessia Piovesan. La tragedia di Cortina >> https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2026/01/la-tragedia-di-cortina-parlano-i-colleghi-che-hanno-soccorso-zantonini-non-e-morto-di-freddo-01ca9392-13de-4d92-ab39-c5fd8a335bd0.html – Giorgio Sbordina. Vigilante morto nel cantiere a Cortina, il gioco non si ferma >> https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/olimpiadi-cortina-morto-lavoro-vigilante-parla-la-cgil-ixn5cz34
4. MW Italia. Bellezza e Armonia infrante: il vero volto di Milano-Cortina >> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/inaugurazione-delle-olimpiadi-invernali-milano-cortina-2026-i-giochi-della-bellezza-e-dellarmonia/
5. Giuseppe Pietrobelli. Una montagna di soldi. Paperfirst 2025, pp. 91 e 94 >> https://www.paperfirst.it/libri/una-montagna-di-soldi/ – A pag. 115 si apprende che Vincenzo Novari, AD di Fondazione MICO dal 2019 al 2022, grazie alla “forzatura politica” di mantenere le entità giuridiche dei Giochi in regime di diritto privato, pur facendo interessi pubblici e gestendo denari pubblici, si assicurava uno stipendio di 500.000 euro all’anno (equivalenti a 83.333 panini al salame).
6. Angela Pederiva. Luca Zaia: «Il dossier segreto, le Ferrari, il bob. Così ho portato i Giochi a Cortina» >> https://www.ilgazzettino.it/milano_cortina/notizie/luca_zaia_dossier_segreto_ferrari_bob_cortina-9311600.html
7. Giorgia Venturini. Perché molti atleti italiani non saranno al villaggio olimpico di Cortina, ma preferiranno gli hotel >> https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/perche-gli-atleti-italiani-non-saranno-al-villaggio-olimpico-di-cortina-ma-preferiranno-gli-hotel/
8. Serena Tabarini. I giochi d’azzardo dei cantieri olimpici >> https://ilmanifesto.it/i-giochi-dazzardo-dei-cantieri-olimpici
9. Damiano Torment. Alemagna, blocco dei tir per le Olimpiadi Milano Cortina >> https://www.ilgazzettino.it/nordest/belluno/alemagna_blocco_tir_olimpiadi_milano_cortina-9300431.html
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3a tesi – 22 gennaio 2026
L’uomo-umano ha dichiarato guerra alla natura. Il rapporto con la Terra è stato infranto, coprendo la frattura di cemento e ipocrisia.
>> Tonnellate di cemento, bugie ed ipocrisia sono la materia grigia di queste Olimpiadi edulcorate.

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foto origine per gentile concessione di Pietro Lacasella
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Nel commentare il taglio illegale, secondo il nostro esposto [1] e i fatti verificatisi, del lariceto di Ronco, nel capitolo Hanno ucciso il bosco incantato del suo libro [2], il giornalista d’inchiesta Giuseppe Pietrobelli conclude: «a Cortina l’uomo ha dichiarato guerra all’ambiente» – «a dispetto delle Olimpiadi che dovrebbero svolgere azioni volte a favorire la pace” (Carta Olimpica, principio fondamentale n. 3)».
Non c’è molto da aggiungere a questa tesi, limpida e chiara nella sua prima proposizione. Abbiamo solo allargato la semantica del soggetto – uomo-umano – per tenere nella debita (che crea debiti, sociali e ambientali) considerazione il fatto, storicamente e antropologicamente, provato, della violenza tipica del retaggio culturale di matrice monocratica, machista, o maschilista che si voglia, tipico di molte culture assolutiste, dense di metafisiche/verità rivelate staccate dalla concretezza dei sensi e dei corpi, o creazioniste, dove la natura – concetto molto più largo e pertinente di ambiente, allargato anch’esso nella proposizione – è al servizio dell’uomo, signore del mondo. Le dottrine monoteiste, patriarcali, gerarchicamente strutturate, come le nostre, colonialiste fino al midollo, ne sono un fulgido esempio, nonostante l’avvento di santi di nome Francesco o di papi tardivamente ecologisti sociali. Luteranamente pensando.
Il rapporto infranto è stato sepolto dalle montagne di menzogne, ampiamente documentate [3], e di cemento, ampiamente gettato [4] che si possono riscontrare nei sedimenti spaziali, fisici e digitali collegati – nonostante le frane – a queste misere Olimpiadi. Insostenibili.
Ovviamente se l’uomo-umano che ha pensato queste Olimpiadi ha dichiarato guerra alla natura, noi dichiaramo guerra a questo uomo-umano antropocentrico e disumano, di fatto. Una guerra civile, e senza compromessi, creativa e noviolenta, come dichiarammo nella prima Argo [5] contro i Pfas. 8 anni fa. La prima guerra ambientale su grande scala da noi vinta [6].
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché le Olimpiadi Milano Cortina hanno dichiarato guerra alla natura?» >> https://share.google/aimode/PGlJLFvLbpyDRAWL4
NOTE E FONTI
1. MW Italia. Non torneranno i larici. Quando la legge non fa il suo dovere? >> https://www.mountainwilderness.it/etica-e-cultura/non-torneranno-i-larici-quando-la-legge-non-fa-il-suo-dovere/
2. Giuseppe Pietrobelli. Una montagna di soldi. Paperfirst 2025, p. 314 >> https://www.paperfirst.it/libri/una-montagna-di-soldi/
3. Alberto Peruffo, Menzogne insostenibili >> https://gognablog.sherpa-gate.com/menzogne-insostenibili/ – Aggiornamenti da Cortina >> https://gognablog.sherpa-gate.com/aggiornamenti-da-cortina/ – La pista pronta? >> https://gognablog.sherpa-gate.com/cortina-la-pista-pronta-neanche-per-sogno/
4. Gianni Barbacetto. Olimpiadi 2026. Il territorio PRIMA e DOPO la slavina di cemento >> https://www.giannibarbacetto.it/2026/01/12/olimpiadi-2026-il-territorio-prima-e-dopo-la-slavina-di-cemento – Natalie Sclippa. Lombardia, Olimpiadi di cemento >> https://lavialibera.it/it-schede-2528-lombardia_olimpiadi_di_cemento_milano_cortina_2026
5. NCPP. Prima Argo contro i PFAS >> https://ncpp.cloud/argo-analisi/guerra-lavoro-prati-argo-01/
6. Giorgio Kaldor. Sentenza storica Miteni. 141 anni di carcere complessivi e maxi risarcimento >> https://www.renewablematter.eu/pfas-processo-miteni-sentenza-condannati-manager-risarcimento-mase
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2a tesi – 19 gennaio 2026
Non è così. Le Olimpiadi Milano Cortina sono il contrario della sostenibilità. Soprattutto morale, radice di tutte le altre. Hanno ucciso i larici. Lo stesso Spirito. Olimpico.
>> Sono insostenibili sotto tutti gli aspetti: ambientali, sociali ed economici. Contravvengono alla stessa Agenda Olimpica 2020+5.

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foto origine per gentile concessione di Marina Lecis
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Il concetto di sostenibilità, abusato, soprattutto quando diventa aggettivo di qualcos’altro, come “sviluppo sostenibile” od “Olimpiadi sostenibili”, è un concetto oggi divenuto pericoloso, che nasconde pratiche di greenwashing e di predazione affaristica [1], legittimando in tal modo lo sperpero di denari pubblici e la devastazione dei territori. Nel dossier di candidatura è citato 169 volte [2]. Alla prova dei fatti, le Olimpiadi sono del tutto insostenibili.
Sul piano ambientale, oltre alla devastazione fisica dei territori (v. il «massacro» del Lariceto di Ronco [3] per la Pista da Bob; v. tutte le infrastrutture che hanno riempito di cemento e di cantieri energivori e impattanti le valli e le città coinvolte [4]; v. le enormi quantità di risorse naturali depretate per alimentare in modo artificiale piste e circuiti, in pieno regime di crisi climatica, con abbassamento progressivo della quota neve [5]), le Olimpiadi Milano Cortina 2026 hanno bypassato le norme che rendevano sostenibili le opere, come le VIA (valutazione d’impatto ambientale) e soprattutto le VAS (valutazione d’impatto strategico), senza contare le VINCA (valutazione d’incidenza ambientale), vincolanti per le zone speciali, come molte delle nostre Alpi; sul piano sociale hanno depauperato le comunità montane togliendo investimenti per la salute pubblica e i servizi e mettendoli nelle mani dei soliti noti, imprenditori del lusso e del turismo predatorio [6], oltre ad avere deteriorato pratiche democratiche invalse, non avendo fatto partecipare le stesse comunità locali alle decisioni e avendo reso opache tutte le procedure, i documenti, i progetti [7]; dal punto di vista economico sono un fallimento a breve e a lungo termine, avendo più che raddoppiato i costi e le spese preventivate [8], lasciando in «eredità» (la farlocca «Legacy») debiti per anni alla comunità tutta: locale, provinciale, regionale, nazionale – sia in fatto di opere da finire, opere da manutentare, opere che finiranno al macero e nel dimenticatoio, sia generando costi di smaltimento e di liquidazione senza fine. Infine, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 contravvengono in modo eclatante, già a priori, per non avere mantenuto le promesse espresse nella candidatura, l’Agenda Olimpica 2020+5 siglata dallo stesso CIO (Comitato Olimpico Internazionale). Dunque una “contravvenzione” non solo a posteriori, come i fatti dimostrano, ma pure a priori [9], suggerendo un’intenzionalità morale dedita al malaffare.
Siamo di fronte ad un vero e proprio fallimento morale. Che apre la porta a tutti gli altri fallimenti specifici. All’insostenibilità fattuale di queste Olimpiadi.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Perché le Olimpiadi Milano Cortina 2026 non rispettano l’Agenda Olimpica 2020?» >> https://share.google/aimode/roEhDgyc7ZRJXrDEt
NOTE E FONTI
1. Scientists for Global Responsibility, New Weather Institute. Olympcs Torches Report How the Winter Olympics being a platform for polluters is melting the snow it depends on >> https://www.newweather.org/wp-content/uploads/2026/01/Olympics_Torched_report_18-01-2026.pdf
2. Giuseppe Pietrobelli. Una montagna di soldi. Paperfirst 2025, p. 60 >> https://www.paperfirst.it/libri/una-montagna-di-soldi/
3. Luigi Casanova. L’ecocidio del lariceto di Ronco >> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/lecocidio-del-lariceto-di-ronco-cortina-distrutto-uno-scrigno-che-racchiude-piu-tesori-per-costruire-una-pista-da-bob/
4. Duccio Facchini. Prima e dopo Milano Cortina. L’impatto delle opere visto dall’alto, da Cortina a Livigno >> https://altreconomia.it/impronta-olimpica-2026/
5. Maurizio Dematteis, Michele Nardelli. Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa. Derive Approdi 2023 >> https://deriveapprodi.com/libro/inverno-liquido/
6. 1685 euro a notte per il nuovo albergo di Renzo Rosso >> https://www.vogue.it/article/renzo-rosso-intervista-cortina-dolomiti-hotel-ancora
7. OPEN OLYMPICS 2026. Presentati i dati del primo report di monitoraggio delle opere relative ai Giochi Milano Cortina 2026 >> https://www.libera.it/it-schede-2607-olimpiadi_invernali_milano_cortina_trasparenza_appalti_mafie
8. Valerio Della Sala (Università di Torino). Milano-Cortina, è svanito il sogno delle Olimpiadi low-cost >> https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/01/14/news/milano-cortina_svanisce_il_sogno_dellolimpiade_low-cost-20953735/
9. L’aver costruito impianti e infrastrutture non necessarie, che non solo non comparivano nella candidatura che permise l’assegnazione a Losanna nel 2019, ma che vanno addirittura contro i principi e le direttive espresse dalle raccomandazioni dell’Agenda Olimpica 2020 +5, soprattutto la Seconda Raccomandazione, tutta incentrata sul «Foster sustainable Olympic Games», affossa senza appello la sostenibilità di queste Olimpiadi >> https://stillmed.olympics.com/media/Document%20Library/OlympicOrg/IOC/What-We-Do/Olympic-agenda/Olympic-Agenda-2020-5-15-recommendations.pdf
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1a tesi – 15 gennaio 2026
Il Signore e maestro Zaia Frustrato Olimpico, dicendo: “Siano sostenibili”, volle che tutta la vita degli Olimpici fosse un sacro divertimento.
>> Se per sacro s’intende – come dovrebbe intendersi laicamente e religiosamente – «percezione e rispetto del limite». Umano e sovrumano. Biotico e abiotico.

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foto origine Archivi Condivisi Mountain Wilderness
APPROFONDIMENTI AGGIUNTIVI AL PRIMO COMMENTO
Per la prima tesi – di fatto incommentabile – essendo la premessa a tutte le altre, vedi la Presentazione Tesi riportata sopra.
POST SCRIPTUM ARTIFICIALE
Così rispondono i computer, l’IA, l’intelligenza cognitiva collettiva artificiale, l’algoritmo tra potere e contropotere, alla domanda: «Sono sostenibili le Olimpiadi Milano Cortina 2026?» >> https://share.google/aimode/hGjIUKBeSkafGJhJG
NOTE E FONTI
1. La Via Libera >> https://lavialibera.it/it-tag-83-olimpiadi_invernali_milano_cortina_2026
2. Duccio Facchini, Luigi Casanova >> https://www.mountainwilderness.it/editoriale/dal-sogno-olimpico-alla-realta-la-nuova-indagine-di-casanova-e-facchini/
3. Giuseppe Pietrobelli. Una montagna di soldi. Paperfirst 2025, pp. 25-36 >> https://www.paperfirst.it/libri/una-montagna-di-soldi/
4. Roberto De Vogli. Empatia selettiva. Perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza. Compagnia editoriale Aliberti 2025 >> https://www.aliberticompagniaeditoriale.it/libro/9788893237987
5. C.I.O. 2026 | Comitato Insostenibili Olimpiadi >> https://cio2026.org/chi-siamo/
6. Le 95 Tesi di Lutero del 31 ottobre 1517 >> https://www.luthergrewp.it/ewp/documenti/in-cosa-credono-i-luterani/le-95-tesi-1517 [https://it.wikipedia.org/wiki/95_tesi_di_Lutero]
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Antersass Casa Editrice, Montecchio Maggiore, 15 gennaio 2026
(aggiornata il giorno dell’ultima tesi progressiva)

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>> boycott these Unsustainable Olympics and participate in the new Utopiadi
> APE call for action: 500 larici in corteo il 7 febbraio a Milano
C-DUVAL, Milano-Recoaro, 7/8 febbraio 2026 >> https://www.facebook.com/reel/1383939789684293
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Per chi volesse conoscere altri lavori provocatori dell’autore, consigliamo la sua ultima opera Esautoriamo l’autorità (un manuale teoretico fondato sulle lotte territoriali) e l’Archivio PFAS.land (la memoria della lotta no pfas, di cui per anni è stato tra i principali coordinatori e protagonisti).


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