PERCORSI INTERNAZIONALI | dall’articolo di INTERNAZIONALE all’anniversario di THE SAD SMOKY MOUNTAINS, passando attraverso lo straordinario film/serata di HANS KAMMERLANDER

hans kammerlander alberto peruffo montecchio maggiore 25

Continua la nostra militanza sui vari fronti dell’impegno sociopolitico e culturale, anche a livello “internazionale”. Citiamo di seguito due passaggi recenti che vogliamo mettere a memoria e uno rispolverato da amici importanti, in vista di nuove azioni sui fronti territoriali.

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ARTICOLO DI INTERNAZIONALE
I VELENI NELLE ACQUE DEL VENETO
5 agosto 2020
La giornalista d’inchiesta Marina Forti passa tre giorni nelle nostre terre per raccogliere  testimonianze e documenti sulla questione PFAS. Poco prima sempre Internazionale aveva tradotto e rilanciato l’articolo di Eric Jozsef uscito su LIBERATION francese, con una foto della nostra azione del 14 ottobre 2018. Sul profilo FB della rivista l’articolo I VELENI NELLE ACQUE DEL VENETO supera le 1100 condivisioni. All’interno dell’articolo il “passaggio” nella storica libreria La Casa di Giovanni, sede pure della redazione di PFAS.land, l’organo di informazione e azione del movimento NO PFAS e sede di incontro di molti degli attivisti contro i crimini ambientali.

Di seguito l’articolo >> https://www.internazionale.it/reportage/marina-forti/2020/08/05/vento-inquinamento-pfas

Sotto il lancio di Internazionale su FB.

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SERATA CON HANS KAMMERLANDER
ALTI E BASSI DELLA NOSTRA VITA
28 luglio 2020

A 16 anni dalla storica serata con Reinhold Messner – che per la prima volta portò fuori dal Festival di Trento la serata clou della rassegna trentina, sempre su nostra regia – Alberto Peruffo presenta Hans Kammerlander, primo uomo a scendere con gli sci dall’Everest, formidabile alpinista e compagno di Messner nelle sue ultime importanti spedizioni sulle 14 cime più alte del pianeta, tra cui la prima attraversata dei Gasherbrum.

hans kammerlander alberto peruffo montecchio maggiore 13

Un folto e misurato pubblico – tutto esaurito, il massimo concesso dalle restrizioni COVID, con sedute su prenotazione – ha assistito con grande attenzione e partecipazione alla proiezione del film “Manaslu – La montagna delle anime” e alla presentazione del suo ultimo libro, “Alti e bassi della mia vita”. Una serata memorabile, in una delle location più belle del Veneto, forse superiore per emozione e coinvolgimento alla serata citata del 2004, cinquantenario del K2, con Reinhold Messner.

Questa la testimonianza/recensione a caldo di Alberto, scritta nei giorni successivi per delle riviste specializzate e che qui pubblichiamo in anteprima.

LA PLURALITÀ DELLE ANIME
«Il film di per sé è un capolavoro di sceneggiatura composita – a più piani – e di ricostruzioni storiche, filologicamente perfette, mai esagerate, con corrispondenze impressionanti e dettagli precisi, a partire dai flashback costruiti come lampi di memoria che terminano su fotogrammi originali, salti indietro nella storia dell’alpinismo, inoppugnabili ed emozionanti proprio per questa improvvisa corrispondenza. La composizione tra i livelli diversi di narrazione – ricostruzione, documentario, testimonianza in dialogo diretto – è davvero ben riuscita, come credo mai in precedenza nelle pellicole di alpinismo. Ricordo il fallimento di “Touching the void”, un capolavoro mancato costruito sul best seller “La morte sospesa”, sfida di scrittura cinematografica molto simile al nostro film proprio sulla questione piani compositi da intrecciare, piani che si doveva far scorrere insieme senza farli rovinare, reciprocamente.

Complimenti al regista Gerald Salmina, davvero. La scelta poi del mandala come filo subliminale del racconto, per la tessitura dei piani, la trovo geniale e di grande efficacia sul nostro inconscio. Essa ci porta diritti e inconsapevoli al nucleo del film: la pluralità delle anime, di Hans, il capovolgimento del suo essere, la cancellatura di una finta bellezza se non sostenuta da qualcosa di moralmente forte. Aspetti che emergono nel mirabile intimo dialogo a due con Werner Herzog.

Cosi si scende nell’ombra del protagonista, causata dai fatti tragici, dai drammi vissuti in montagna e nella vita quotidiana, come la salita forzata sul Manaslu, la perdita degli amici più cari, l’incidente in auto, il coraggio di confessare le proprie colpe alla polizia e di risalire verso nuove forme di alpinismo e di riconoscimento delle proprie fragilità che il mondo della competizione – sportiva e sociale – non potrà mai limare, ma solo alimentare. Per arrivare a dirci, sul palcoscenico: «che bello essere attraversato da questo vento», ossia vivere consapevolmente questa nostra fragilità, essere ancora vivo, sopravvivere a se stessi, alla parte più incontrollabile del nostro egoismo, egotismo, che diventa pericoloso egocentrismo: una solitudine senza confini. Per poi avviarsi verso un alpinismo diverso, liberato, “intensivo”… come espresso dall’idioma “italotirolese” di Hans! Un alpinismo di relazioni e di attenzioni.

Parentesi. Negli occhi gli scorgi il riflesso gioioso, radicalmente liberatorio, di essere padre e di avere una figlia a cui donare il suo amore. Sopravvissuto.

In sala, proprio grazie a queste parole, alla presenza viva di Hans, la pellicola sembrava respirare, avere una vita sua aggiunta a quella della luce cinematografica. È stato un bene che la pellicola non sia stata doppiata. Altrimenti si perdeva l’associazione emotiva con la sua voce, originale. Che tutti avevano appena sentito. La sua preziosa e misurata oralità. Questo in parte è stata la causa della magia della serata. La voce autentica. D’altra parte, è sempre la “voce viva” che fa la differenza, come capitò ad Hans sull’Everest, nel momento decisivo in cui doveva decidere se continuare la sua “folle” salita solitaria o tornare: sarà la sua stessa voce, viva e forte, raccolta da un compagno via radio, che, inaspettata, gli darà il riconoscimento della propria forza. L’input di forzare la propria armatura psicologica. Di andare oltre quello che lui stesso immaginava. Il mondo stesso immaginava. Di fare una salita che è diventata storia per tutti noi.

La consapevolezza di avere Hans tra noi, presente, in sala, è stato – per noi spettatori – come se lo schermo parlasse, durante il film. Aiutato dagli elementi naturali: il vento e la notte. E dai contorni storici: il castello murato, e per questo, intimo, attento.

Nonostante abbia toccato limiti che pochi altri umani toccheranno, Hans alla fine si è mostrato una persona affabile, un uomo estremo con tanti convenuti attorno, una comunità di “appassionati” che hanno vissuto come fosse un fatto comune – che ci rende tutti uguali, nonostante le differenze – gli alti e bassi della nostra vita. Le nostre forze e fragilità.

Il tutto, in una notte di mezz’estate, diversamente shakespeariana. Perché l’alta montagna, selvaggia, libera dai nostri dogmi e paure, rigenera più di qualsiasi tragedia o commedia umana».

Di seguito la testimonianza di Hans inviata ad Alberto l’indomani:

Caro Alberto,
con la presente vorremmo ringraziarTi ancora una volta e naturalmente anche tutti i Tuoi colleghi/collaboratori per la stupenda serata ieri sera nel castello di Romeo. Il feeling che si è sviluppato nel pubblico durante la serata si poteva palpare con le mani e col cuore.
È stato per Noi un’evento indimenticabile, grazie mille.
Salutaci tutti e a presto da Hans & Sigi

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RICORDO DI 12 ANNI FA. IN GIRO PER IL MONDO
THE SAD SMOKY MOUNTAINS – LE TRISTI MONTAGNE FUMANTI 12 ANNI DOPO
8 agosto 2020

Scrive Luciano Caleffi su FB: «Mamma mia sono già passati 12 anni… Marco Vasta ed io eravamo in Botswana il giorno in cui venivano inaugurate le olimpiadi a Pechino. Qui da noi in Veneto grazie alla bella idea di Alberto Peruffo le cime delle montagne si coloravano di rosso in protesta delle repressione Cinese in Tibet  – THE SAD SMOKY MOUNTAINS & skyscrapers – Marco ed io esponevamo la bandiera Tibetana al parco Moremi davanti a ippopotami scimmie ed elefanti e al nostro bellissimo gruppo di amici ❤ ❤ ❤ con cui condividevamo uno dei più bei viaggi di sempre».

marco vasta _luciano caleffi

L’accensione del cuore violato delle montagne e delle sue genti venne acceso in molte parti del mondo e fu un’azione che ancora oggi alimenta ricordi, impegno civile e relazioni internazionali.
Qui di seguito il testo di lancio dell’operazione, nella versione inglese, oggi più che mai attuale, soprattutto rileggendolo con la lente della giustizia climatica e dello sfruttamento dei territori e delle popolazioni native:

« Man has lost control of himself and of what he calls nature. The governors of the world nurture the Olympic torch of hypocrisy. An uncontrollable multitude of men and mountains [and cities] kindle minds and hearts so as to trace the sky with a net of signals visible from afar, a net of ungovernable indignation and outrage, sadness and rebellion against the daily violation of fundamental rights. What remains of man, the image of one who has no respect for what differs from himself may it be similar in ways or of a beaten and bent nature without remedy, is but smoke. An evanescent color of spilled blood, shame on those who have always remained in silence. Food for those who resist. »

Seguendo questo link tutte le foto e i link dell’imponente operazione artistica, concettuale e geografica – la cui immagine è ancora l’icona di CCC – premiata a New York da Explorersweb:
>> http://www.antersass.it/sadsmokymountains/default.htm

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