UN’IDEA. ZONA CONTAMINATA DA PFAS | foto e documenti LESSINIA | recensioni NTIP Alpinismo Goriziano – GdV – Dolomiti Bellunesi

Seguono il post pubblicato su FB da Alberto Peruffo dopo la performance in Lessinia + le note aggiunte con focus sulle Poscole + recensioni  del libro Non torneranno i prati di Marko Mosetti (past direttore di Alpinismo Goriziano), Nicoletta Martelletto (caposervizio cultura Giornale di Vicenza), Flavio Faoro (direttore artistico di Oltre le vette e past presidente della rivista Dolomiti Bellunesi). In calce una breve galleria della giornata del 23 agosto 2019 al 25. FFDL.

cover ZONA PFAS lessinia DEFINITIVO

UN’IDEA. ZONA CONTAMINATA DA PFAS

«My mind is made up there’s going to be trouble»
in America, Allen Ginsberg, Jukebox all’idrogeno.
//
Sopra il mio capo, al Teatro Vittoria del Film Festival della Lessinia, incombe
una brillantissima, pericolosa, idea.
Nell’oscurità della sala, tra l’immondizia che ci circonda.
Ogni giorno.
Un marchio per le nostre terre e le coscienze silenti che non vogliono dire la verità e che preferiscono turarsi il naso e gli occhi. Qualcosa di meglio del Patrimonio Unesco per il Prosecco o per la Città della Falsa Resistenza o della Pace. Parlo di Vicenza, della sua base militare, inconciliabile sia con la Resistenza storica, sia con l’Unesco, quest’ultimo divenuto una patacca per vendere merci avariate. Tossiche. Armi comprese. Ci servirebbe un nuovo marchio utile per parlare del Doc o del Dop o del Deco, che non risparmi i retroscena dei nostri prodotti contaminati. Siano essi alimenti commestibili o economie di altra natura.Sottolineo: in comune Base Militare e PFAS, oltre alle schiume antincendio e altri ammennicoli paramilitari, come la Fiera delle Armi di Vicenza, hanno la morte. Sopra a due falde. Coperte dal silenzio delle istituzioni.
Dal silenzio della popolazione.Quell’acqua e quel silenzio irrigano ogni cosa.Il voto, la scelta, la parola, lo dimostrano.
zona pfas biochimico def giallo brillante
rischio biologico e chimico, composto insieme, allargando le lame/falci [scarica]
Questo nuovo marchio potete *applicarlo* dappertutto. Dove meglio volete.
Sulle vostre auto o regalarlo a quelle dei vicini.
Potete proporlo ai Sindaci. All’ingresso dei paesi contaminati.
O sulla soglia silenziosa delle coscienze dei vostri concittadini.
Addirittura potreste donarlo agli agricoltori eterodiretti per ingolfare i loro trattori.
Sul Retrone dei loro discorsi.Da oggi in poi nessuno potrà non sapere che viviamo in una zona contaminata e che esportiamo il nostro liquame altrove.
La forza di un marchio.
La forza di una regione.Questo marchio è una garanzia.
Del silenzio caduto in una regione del mondo.
La più inquinata d’Europa.
Per anni.
ap

>> su questo link, il post su FB > https://www.facebook.com/photo.php

NOTA 1. Nella foto la performance NTIP a Bosco Chiesanuova del 23 agosto 2019 che ha aperto il 25 Film Festival della Lessinia, uno dei maggiori appuntamenti internazionali sui “territori” difficili, quest’anno sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo… Nessuno immaginava quanto fossimo «pericolosi e incontrollabili» – vedi epigramma di Ginsberg – con le nostre arti. Sullo sfondo l’immagine del post “QUESTA È LA TERRA DOVE VIVO… Stanno distruggendo le Poscole* (apparso su FB – con grande clamore e record di condivisone – qualche hanno fa > https://www.facebook.com/alberto.peruffo/posts/10155153856450880)

giuria popolare
Il 21 ottobre parte il processo. Popolare? 13 novembre saremo noi attivisti ad essere a giudizio!

 

NOTA 2. I colpevoli e i corresponsabili della devastazione delle nostre terre pensavano di lavarsi le mani con 4 comunicati stampa, 1 processo che andrà probabilmente in prescrizione, se non facciamo la dovuta pressione (e diventi “popolare”), o con studi sugli alimenti che di scientifico non hanno niente, geograficamente parlando. Non sarà così. Da oggi alzeremo ancora di più il tiro della battaglia. E porteremo tutti e tutto non solo nelle Corti nazionali, ma pure alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. L’ultimo baluardo – fosse anche solo simbolico – di un popolo internazionale, che rompa il meccanismo economico delle nazioni e delle multinazionali. La corte di un popolo che ha il coraggio di ascoltare e cambiare. Di agire direttamente.

Poscole SIC.png

 

POSCOLE SIC 2 CANTIERE.png
Nel dettaglio ingrandibile la zona che verrà distrutta dalla SPV

* Le Poscole, o la Poscola, è un fiumiciattolo che nasce ai piedi dei Lessini, in una zona valliva marginale che confluisce nella Valle dell’Agno, zona talmente bella e biologicamente preziosa da essere divenuta Sito di Interesse Comunitario, area SIC IT 3220039, protetto dalla Rete Natura 2000, rete che rappresenta «lo sforzo più impegnativo coordinato dagli stati europei in favore dell’ambiente”. Pensate, un luogo protetto! Torrente e sito distrutti oggi dalla Superstrada Pedemontana Veneta nel Comune di Castelgomberto, torrentello che poco più a valle ha raccolto i versamenti selvaggi di PFAS della Miteni di Trissino. Uno sputo d’acqua santa… paragonabile al Po o al fiume Ohio, secondo i luminari che dirigono gli uffici specifici della Regione Veneto e che si stanno preoccupando molto, troppo, strategicamente, del Po.

Affermiamo con forza: la SPV celebrata da Zaia con un’inaugurazione ridicola e da Salvini con dichiarazioni false sui comitati, prevarica, violenta, l’Area SIC vergognosamente, col beneplacito della Regione Veneto, soprassedendo alle direttive comunitarie e pure nazionali dopo la caduta della supposta “emergenza” e del suo Commissario, Vernizzi, che ha firmato la VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale). Il controllore che controlla se stesso, il controllato. Che sa e non conosce niente del territorio che sta distruggendo. Una miseria istituzionale. Da bonificare. Prima della Miteni e della Poscola.

Ulteriore passaggio, sotterraneo: la Poscola poi confluisce sull’Agno-Guà e va allegramente – ossia quasi sempre sotto greto – essendo spesso secco, quindi per via di falda o altri rami per noi invisibili, verso valle, verso Lonigo e le campagne veronesi. Non solo. Passa sotto i monti di Montecchio, verso est, per uscire, grazie a una faglia e al dislivello naturale, in Valle dell’Onte. Qui incontra il Retrone, il quale porta acqua fetida verso la città di Vicenza, passando per Creazzo, comune celebre per il suo broccolo fiolaro De.Co. – DeContaminato?

Sulle Poscole, epicentro idrico del disastro, presto torneremo. Diventerà il simbolo di queste terre martoriate, da contrapporre al fantoccio di Leone di Vetroresina che deturpa in modo esemplare – per balordaggine – lo stesso paesaggio.

PS Ovviamente un’idea – peraltro molto civile e obbiettiva, portatrice di “verità”, ossia di una corrispondenza tra ciò che c’è sotto e ciò che ingeriamo/respiriamo/inaliamo in superficie, i PFAS – come tutte le idee, non è controllabile. Non posso prevedere l’uso civile o provocatorio che il popolo farà di quest’idea. D’altra parte, o si dice a chiare lettere – la si “applica” – la verità, ora, sui “cartelli” della nostra coscienza, nei posti giusti, o pagheremo conseguenze sempre peggiori ogni giorno che passa. Per molti-molti anni. Dovevano farlo le istituzioni. Non l’hanno fatto. Hanno lasciato la Miteni fallire, senza fare la bonifica e o usare misure cautelative sul loro capitale. Ad agosto 2019 non ci hanno consegnato il dettaglio preciso delle georeferenze sugli alimenti e ancora oggi ognuno pesca – più o meno, “spannograficamente” – l’acqua dove vuole, senza controllo. Vedi il recente caso di Creazzo sul punto più contaminato del Retrone. Il tempo è scaduto. Ossia, girando la questione contro di noi, dovremmo farci scrupoli noi o chi per noi, “applicatori” della “verità territoriale”, per gente, amici o nemici, persone, dirigenti, che non hanno mai messo un piede sulle Poscole, sull’Onte, sul Retrone, sulle loro molteplici ramificazioni, che non sanno e non vivono il territorio, di cittadini passivi, recidivi, che dopo aver saputo chi sono i presunti colpevoli della contaminazione dei propri figli – i processi stanno per partire anche per GenX e C6O4 – ancora li votano? Nonostante le falsità narrate, la contaminazione, evidenti? No. Dobbiamo solo cacciare gli usurpatori e riprenderci i nostri territori. Esautorarli ed espropriarli. Come abbiamo fatto, stiamo facendo, con la MITENI. In primis gli industriali retrogradi e proiettati solo sul profitto e l’estrazione di risorse dalla terra e dalle persone e che dalla loro bocca esce solo la parola “crescita”, in percentuale. Il PIL che ci seppellirà.

zona free pfas def verde biancoPPSS Per i coltivatori sani… stiamo pensando a un nuovo marchio – tipo quello in verde riportato sulla foto – che possono loro stessi gestire. Volendo possiamo anche aiutarli con una commissione scientifica di partecipazione popolare, che rilasci il marchio FREE PFAS. In realtà, basterebbe che fin d’ora presentassero ai loro clienti le analisi PFAS, con valori entro i parametri EFSA – agenzia europea per l’alimentazione – analisi sugli alimenti che la Regione Veneto per dovere etico dovrebbe rendere praticabili senza riserve, gratuite, in laboratori accreditati in più parti del territorio. Cosa che non fa. Come per il sangue fuori dalla zona rossa. Solo promesse e ritardi. Veneti, primi al mondo a restare in silenzio di fronte al disastro e alle soluzioni concrete per uscirne in fretta. Primi al mondo a fare ospedali di oncologia e nel prescrivere e sotterrare i loro reati, le loro immondizie. Il loro liquame. O spostarlo di chilometro in chilometro. Come per il tubo ARICA. O il futuro inceneritore per la concia di Arzignano. O no? Prima i Veneti. Anzi, primi. In quale classifica, lo sappiamo tutti.

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RECENSIONI NTIP 

LOTTA PER LA VITA
di Marko Mosetti
su Alpinismo Goriziano, Estate 2019

recensione alp gorAlberto Peruffo, vicentino, oltre ad essere un gradito ma, ahimè, occasionale collaboratore di questo giornale, è libraio, editore, alpinista, regista e artista multimediale, attivista. Fin da giovanissimo, da innamorato autentico della sua terra, è stato parte attiva nei grandi conflitti territoriali e culturali che hanno sconvolto il tessuto sociale, culturale, ambientale del Nordest. Creatura mitica quanto mostruosa, frutto di innesti mal riusciti di iperproduttività, identitarietà mal digerita, assoluta indifferenza ambientale

Con in tasca gli attestati di stima di persone dalla alta statura morale e intellettuale, quali Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello, Bepi De Marzi e con la sola arma della parola si è battuto e continua a lottare contro lo scempio della sua terra, lo sconvolgimento e scomparsa del Veneto contadino. E quindi dell’unica autentica ricchezza e tutela di un territorio che nel paesaggio custodiva l’anima. La megacentrale a idrocarburi di Montecchio, la Superstrada Pedemontana Veneta, la base militare americana Dal Molin sono solamente i tre esempi più recenti di attacchi al territorio e di altrettante lotte per contrastarli.

Nessuna devastazione però è minimamente paragonabile al disastro ambientale provocato e criminalmente taciuto e nascosto dalla Miteni, fabbrica di Trissino, fallita nel 2018, non prima però di aver disperso nell’ambiente i famigerati Pfas, sostanze perfluoroalchiliche, che utilizzate in campo industriale per la proprietà di rendere impermeabili all’acqua e ai grassi i prodotti con queste trattati. Sì, anche l’abbigliamento che noi appassionati frequentatori dell’ambiente naturale normalmente utilizziamo, il tanto decantato Gore-Tex®. Pfas che, dispersi nell’ambiente, si accumulano negli organismi e risalgono la catena alimentare risultando, in alte concentrazioni, tossici.

Ebbene, la fabbrica di Trissino ha provocato, nel silenzio generale delle istituzioni, il più grande e vasto inquinamento ambientale d’Europa, innescando una bomba letale che sta esplodendo silenziosamente, giorno dopo giorno. L’epidemiologia è vasta, numerosa, agghiacciante. È in corso una lotta, nel vicentino, per cercare per quanto possibile di ridurre i danni del disastro. Peruffo, anche in questo caso, è in prima linea accanto ai comitati No Pfas.

L’ultima, ma solo in ordine di tempo, azione di lotta è la redazione di Non torneranno i prati – Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti, volume in cui dà conto del disastro ambientale e sociale, delle collusioni e complicità politiche e degli amministratori locali, delle lotte della gente comune violata nella salute fin dentro la propria casa, proprio nell’elemento vitale, più prezioso e imprescindibile, l’acqua.

È una cronaca dura e cruda quella che Peruffo scrive, dolorosa. Tanto. Tanto che in alcuni passi si fa fatica a proseguire la lettura, tanta è la rabbia, l’indignazione, lo schifo.

Grande testimonianza civile che diventa un manuale di lotta per difendere quello che non solamente per noi appassionati della natura ma per tutti, indistintamente, è il bene primario, vitale, unico: la terra sulla quale e in cui viviamo.

+

STORIE DI NO PFAS E DI UN MOVIMENTO ECO-CULTURALE
di Nicoletta Martelletto
su Il Giornale di Vicenza, 22 agosto 2019

recensione gdv ntip«Vivo in una zona bellissima del pianeta Terra, a più alto rischio, dove il rapporto tra uomo e natura è stato infranto». Da questa e altre fratture nell’equilibrio del territorio dove è nato e cresciuto, il montecchiano Alberto Peruffo prende lo spunto per firmare un libro – Non torneranno i prati, 276 pagine, Cierre edizioni – che viene presentato domani alle 18 al cinema teatro di Bosco Chiesanuova nell’ambito del Lessinia Film Festival. Lo accompagnerà una videoperformance per “macchina a vento”, uno strumento elettronico, più letture dalle memorie di Clément Duval, con Giuseppe Savio ed Edoardo Egano.

Non è un istant book quello di Peruffo, ma un punto di vista giornalisticamente ritmato dall’interno della vicenda Pfas, esplosa nella primavera del 2016 dopo la scoperta che nell’acqua potabile c’erano concentrazioni elevate di composti perfluoroalchilici. Frutto di sversamenti nella falda. La società chimica Miteni di Trissino è sotto torchio. Ma di certo c’è dell’altro, se è vero che Pfoa e Pfas in concentrazioni anche 100 volte superiori a quelli del Vicentino, sono stati rinvenuti nel fiume Po [in realtà la questione Po non è così, ma il GdV di cronaca effettivamente ha scritto questo, “deviato” dai CS della Regione Veneto]. Dunque quattro regioni coinvolte, e problemi di salute a non finire visto che solo tra Vicentino e Veronese sono almeno 100 mila i cittadini per i quali sonostati previsti esami del sangue.

Riavvolgendo il nastro, Peruffo ripercorre quasi tre anni della vicenda non tanto analizzando le questioni scientifico-mediche o quelle giuridiche quando l’evolversi del movimento popolare che attorno ad una questione di salute ha contagiato il Veneto, attraendo molti movimenti nazionali ed internazionali a sostegno della protesta contro i silenzi di chi sapeva.

Il ruolo dell’attivismo – che vede l’autore militante in più occasioni, dal no al raddoppio della base americana a Vicenza al coinvolgimento dell’Unesco sull’opportunità o meno di mantenere la “protezione“ su Vicenza – è l’aspetto più emotivamente ed umanamente coinvolgente. Sono due donne, una madre di Montecchio Maggiore ed una consigliera comunale, a rivolgersi per prime ad Alberto Peruffo (libraio, alpinista, scrittore, regista) perché chiami a raccolta uomini e coscienze sul caso Pfas.

All’inizio nessuno sa quale potere distruttivo abbiano queste sostanze. Ci si documenta, si indicono assemblee, aumenta la pressione sulle istituzioni, si pretende un dialogo franco e senza infingimenti, in cui i tempi del mondo pubblico non sono quelli dell’emergenza. Di mezzo l’acqua potabile, un bene che non ha prezzo. Si arriverà alle marce, alle Mamme No Pfas in prima fila preoccupate per il futuro dei loro figli, schierate anche davanti all’azienda più sotto accusa (avvisi di garanzia per una manifestazione dell’ottobre 2017 arriveranno un anno dopo).

Cortei pacifici infastidiscono la politica, smuovono le ricerche di laboratorio. Le cronache di Peruffo non risparmiano nessuno, con una durezza ironica e tagliente, sempre sopra le righe, nell’individuare il male che muovela violazione continua della natura, quel pessimo rapporto che per anni ha connotato sviluppo ed ambiente.

L’autore finisce per coniare un termine, gli spannoveneti, per definire chi con pressapochismo ha gestito il territorio e i suoi problemi: a spanne, appunto. Dalle associazioni di categoria al sindacato, dagli enti regionali a quelli locali.

Ne ha per tutti. Chiama a raccolta tante voci che si sono levate nel tempo a difesa dell’armonia perduta, da Rigoni Stern a Zanzotto per finire con geografi e ambientalisti di oggi. «Il movimento è in movimento», arriva a Strasburgo, mentre la Miteni chiude dopo restrizioni successive alla produzione. Operai e tecnici a casa. Ma non è ancora finita.

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HA ANCORA SENSO RAGGIUNGERE VETTE PULITE?
di Flavio Faoro
su Dolomiti Bellunesi, Estate 2019

DOLOMITI BELLUNESI.jpgCome si può raccontare quello che probabilmente è il più grave inquinamento dell’acqua potabile mai verificatosi in Europa? Bastano, le parole, per descrivere la paura, la frustrazione, la rabbia di forse 500.000 persone? E il sistema di produzione – governo – controllo che ha permesso questo? Ci prova Alberto Peruffo, scrittore, alpinista, performer, animatore culturale di Montecchio Maggiore (VI) con il libro Non torneranno i prati –  Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti, Cierre edizioni, 275 pagine con molte fotografie in bianco e nero, € 14.

“Per raccontare storie ci vogliono geografie”, scrive nella sua bella prefazione Francesca Leder, attivista e urbanista dell’Università di Ferrara. E la geografia è quella di una terra bella da “mozzare il fiato”, quella vicentina ai piedi delle montagne e prima della pianura, fatta di colline, fiumi, coltivazioni e paesaggi umani, una terra dove l’acqua potabile è avvelenata da sostanze inodori, incolori, insapori, addirittura sconosciute ai più fino a pochi anni fa. Ai più, ma non a tutti. Niente era sconosciuto, ad esempio, a quegli imprenditori che per massimizzare i profitti hanno evitato i costi di bonifiche, depurazioni e filtraggi. A quelle autorità che, a conoscenza dell’inquinamento già dal 2013, hanno tardato, rinviato, procrastinato l’intervento e taciuto la gravità della situazione. A quegli amministratori che, forse distratti da superficiali e grotteschi riconoscimenti di identità, sono venuti meno al primo dovere di ogni politico, il benessere della popolazione che governano. Ciò che colpisce, in questo lungo racconto, è la forza dei protagonisti. La forza dell’impresa maggiormente responsabile della devastazione (la Miteni di Trissino, ora chiusa), la forza delle autorità, imbelli o, addirittura, “negazioniste”, e – soprattutto – la forza delle genti. Basti dire che il cuore popolare del movimento è il nucleo delle Mamme No Pfas, preoccupate e arrabbiate per l’inquinamento del sangue dei propri bambini, partite in 5 nei primi incontri e forte di 1500 donne già nelle successive manifestazioni. Grande testimonianza, quella di questo libro, che raccoglie i post e gli scritti operativi, di convocazione e di lotta, che Peruffo ha pubblicato sui social nel corso di poco più di un anno, da fine 2017 a tutto 2018. Oltre a questi testi, emozionanti per la drammaticità e il coinvolgimento dell’autore nelle diverse fasi della lotta (fino al ricevimento di un avviso di garanzia assieme ad altri attivisti), vi sono all’inizio del libro alcuni scritti molto importanti, di analisi generale e di riflessione sul territorio del Veneto, e sul popolo veneto. Testi amari, molto forti, che nascono dalla partecipazione alla vicenda e dalla lettura di alcuni grandi scrittori veneti, come Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello, e altri ancora, che l’autore ha conosciuto e frequentato prima della loro scomparsa. Ne risulta la visione impietosa e amara di un sistema sociale e culturale, prima ancora che economico, che ha accettato scandali, come quello del MOSE, e sconvolgimenti del territorio, come nel caso delle basi militari di Vicenza o della Pedemontana Veneta, fino al grottesco posizionamento di un gigantesco leone di San Marco in vetroresina (con una spesa di 37.800 € solo per predisporre lo spazio) al centro di una rotonda (una delle migliaia di rotonde del Nord Est, forse oggi vero simbolo identitario di queste regioni) nel comune di Trissino, nelle immediate vicinanze della fabbrica da cui sono scaturiti i veleni. 

Un’ultima riflessione sulla scrittura e sullo stile dell’autore. Anche se talvolta i testi, vista la loro originaria destinazione, pagano il prezzo dell’urgenza e della funzione organizzativa per le diverse lotte, riunioni, manifestazioni (a dire il vero aspetto mitigato dalle puntuali brevi introduzioni a ogni capitolo), la scrittura di Peruffo resta piacevole e scorre veloce, a dispetto di una certa enfasi e dello stile colloquiale che ogni tanto appare. Anzi, il lettore ne è coinvolto e – come dire – trascinato, attento a seguire lo sviluppo della storia e le talvolta inverosimili vicende (vengono indagati i manifestanti e non gli inquinatori, ad esempio, oppure le autorità che si fanno vanto dell’avvio della più grande indagine epidemiologica d’Europa, come se fosse un segno di virtù) che Alberto Peruffo ci racconta. Una bella avventura, la sua, tra una spedizione alpinistica e l’altra sulle montagne del mondo, ma ben cosciente – come scriveva il grande Guido Rossa, alpinista e sindacalista ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979 – di questa finale questione: “Ha ancora un senso raggiungere vette pulite perfette e scintillanti dove per un attimo o per sempre possiamo dimenticare di essere gli abitanti di mondo colmo di soprusi e ingiustizie, dove un abitante su tre vive in uno stato di fame cronica, dove ci sono le guerre e lo sfruttamento?”.

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PS Una curiosità. Le 7 copie “prestabili” nel circuito bibliotecario della provincia di Vicenza, in data 30 agosto 2019, sono tutti fuori. Notare che manca la Biblioteca di Montecchio Maggiore – dove risiede da sempre l’autore – che non ha ancora acquisito il libro!

NTIP biblioteca

 

 

2 Comments

  1. grazie alberto. tutto ciò che dici è – come sempre -drammaticamente vero e dice, in modo limpido in tanta nebbia che ci acceca, anche quello (di drammatico) che ci aspetta per il futuro. lo dici con parole taglienti e nello stesso tempo sempre propositive, che altri non hanno. questo fa l’enorme differenza. ho solo un dubbio: i veneti (da capire poi chi siano e a quali ci rivolgiamo) non sono gli unici a non ribellarsi, o a farlo in modo troppo discreto. penso ad esempio alla valle dell’agri, in basilicata. trivellazioni alla ricerca di petrolio, poco e di scarsissima qualità. tutto distrutto: il paesaggio, l’agricoltura, la salute delle persone, la loro dignità.

    ci vediamo il 9? un abbraccio

    1. certo, ci vediamo il 9. Non sono solo i veneti. Ma da qualche parte bisogna cominciare. Diciamo tuttavia che sono esemplari, quasi “accademici della devastazione”. Per le Grandi Opere potrebbero fare scuola. E dal nostro Veneto dobbiamo cominciare. Viviamo qua. ap

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