Dal TRIBUNALE di Vicenza ad EFFETTO DOMINO di Mestre fino alla GRANDE ASSEMBLEA dei comitati ecologisti del VENETO a Padova

75610782_574129696671334_4025834650843742208_oL’11 e il 13 novembre sono iniziati i processi del caso Miteni. Uno contro la multinazionale. L’altro contro gli attivisti No Pfas Alberto Peruffo, Francesco Pavin, Marco Urukalo, Danilo Del Bello, Enrico Zulian >> v.  CINQUE AVVISI DI GARANZIA AGLI ATTIVISTI NO PFAS | la conferenza stampa davanti alla Procura di Vicenza.

Di seguito fotografie, articoli, post e documentazione. Con un passaggio a Mestre il 16 novembre e un appuntamento a Padova per il 23.

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L’articolo su GlobalProject con videointerviste>> https://www.globalproject.info/it/in_movimento/giu-le-mani-da-chi-difende-lambiente/22372

Qui di seguitol’articolo di sintesi di Luca Fiorin su L’Arena uscito il 14 novembre. In calce la galleria del 13 novembre:

rassegna stampa 1.png

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Di seguito alcuni post preparatori di Alberto Peruffo:

post FB del 11 novembre 2019
[prima di partire per il tribunale, lunedì 11 novembre, ore 9.48]
ASSASSINI IN GIACCA E CRAVATTA.
LA PROVA DELLA SCIOLINA ASSASSINA

post 11 novembre alberto peruffo.jpg

Premetto. Nessun sentimento di odio nei confronti dei colpevoli.
Ma ferma riprovazione, ossia condanna con il minimo termine di compassione che ci fa restare umani. Non perché non sanno quello che fanno. Ma perché sanno quello che fanno. E noi tutti sappiamo quanto misera sia la condizione umana.

Specifico. Assunta la presunzione di innocenza, nessun sentimento di odio nei confronti dei colpevoli, sia prima, sia dopo la prova contraria. Ma ferma riprovazione, deplorazione, quindi inoppugnabile condanna con il minimo termine di compassione che ci fa certo restare umani, ma non abbassare lo sguardo di fronte a coloro che possiamo e potremo chiamare assassini, se si riveleranno tali, anche se ben vestiti o con facce di bronzo alla Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, leader della finanza industriale, protagonista di questo Tribunale. Perché sanno quello che fanno.

Gli assassini una volta – i Naziriti – erano una setta malvestita che operava con sciabole e coltelli, di notte. Costoro, i nostri – e i loro servi, di tutti i generi, dai difensori super pagati ai quadri consenzienti – sono assassini ben vestiti in giacca e cravatta, che operano con carte e belle parole, travestite, su affastellate cartaccie. Di giorno. Alla luce del neon, del sole. Artificiale. Sono la parte più industriosa – in tutti i sensi, specie nel senso dell’aver estratto profitto dai corpi e dalle geografie, amministrando i limiti fittizi del proprio agire, dei propri reflui, assorbiti, metabolizzati dalle carte suddette – sono la parte più industriosa di questo Veneto corporativo. Che si copre il sedere uno con l’altro.

Non posso non condannare e rifiutare il titolo “parzializzatore” del Gazzettino. Un tranquillante industrioso. In questo modo si vuole salvare coloro che controllavano i controllori e che a lungo andare sgraveranno i controllati. Ma se i controllori sono manovrati dagli stessi mandanti di questo disastro – i dirigenti dai dirigenti – dai confindustriali che tutto sapevano su cosa produceva questa ditta perché già negli anni 70 aveva avvelenato, perché negli stessi anni i Gruppi sociali di Montecchio e della Valle dell’Agno avevano denunciato queste “fabbriche di morte”, a chiare lettere, e se nel 1995 il consigliere provinciale Luciano Ceretta avvertiva le autorità locali che qualcosa non andava, se il progetto Giada confermava questo nel 2001, io non ci sto a leggere un titolo del genere che lava le mani a tutti i CORRESPONSABILI prima del 2013. Insomma, un titolo del genere non sta in piedi di fronte a chi ha deviato i controllori dalla loro mansione di controllo tanto da disattivare ogni loro minima funzione critica – preventiva – di fronte a tutte le panzane che raccontava la Miteni, di fronte a quegli autorevoli allarmi appena citati. Abbiamo dovuto arrivare noi cittadini attivi a mettere pressione su tutti questi organi affinché tornassero a funzionare? Non dimostra il fallimento di un intero sistema, che sta uccidendo se stesso, i propri figli? Qualcosa non torna, leggendo il passato.

Io sono di questa opinione, rafforzata da una nuova prova schiacciante. Questi signori sono assassini in giacca e cravatta anche se i loro morti non sono persone specifiche, famose, celebri, con facce da rotocalco, ma numeri sulla carta, famiglie che piangono operai deceduti, mamme che piangono bambini mai nati, figli che vivono nel terrore di avere padri con 50mila nanogrammi/ml di pfas nel sangue. Sono assassini come i brevetti che nascondono nei loro cassetti e che attestano che le sostanze che stavano mettendo sul mercato erano derivati del fluoro, pericolosissimi se non venivano trattati con le dovute cure e sversati scelleratamente nelle acque superficiali di un torrentello chiamato Poscola, che la Regione e i suoi organi di controllo desiderava fosse il Po. Sono assassini come la “SCIOLINA ASSASSINA” che ha ucciso e ha messo in ginocchio molte famiglie in Norvegia, a Lillehammer, con madri e padri che travolti dalla loro passione per i bambini e per lo sci di fondo hanno sciolinato con cera F centinaia di sci e ora sono andate all’altro mondo. Chiedetelo alla Swix e alla missione di giornalisti norvegesi che è appena venuta qui a indagare e ha scoperto che il fornitore segreto della grande azienda norvegese era la Miteni. Ma non voleva dirlo!

La Miteni di dove? L’azienda di Trissino, in Veneto, che fu dei Marzotto, venduta all’Eni e alla Mitsubishi e poi a 1 euro alla ICIG per un semplice, elementare, inequivocabile semplice fatto: cazzi vostri. Quello che sta lì sotto e produrrete là dentro, sono cazzi vostri. Che non sono gli affari nostri. Anche anatomicamente. Poiché chiameranno il Nardone di turno a fare le Lectio Magistralis agli industriali e alla pochezza dei politici di questo territorio. Che ci fanno ora trovare tutti con dei testicoli minorati. Nessuno sapeva niente? Gli industriali erano all’oscuro di tutto? I controllori ingannati? Zaia, il governatore della Regione più proba e celodurista del mondo? Ma fateci ridere. Anzi piangere. Queste e altre cose sono oramai sotto il naso di tutti. Anche del popolo addomesticato, che potrebbe risvegliarsi e travolgervi. La puzza è evidente, giudici! Passate a fianco del Leone di Trissino. Volete farvi ingannare ancora una volta o volete ingannare noi, circondati come siamo da questa puzza?

La sciolina assassina sarà lo scandalo ambientale di fine 2019 in tutta la Scandinavia. Di origine controllata. Veneto De.Co.

Resta solo una strada per far sì che questo nostro sentimento – di riprovazione – resti tale, di modo che tutta la comunità del Veneto faccia un salto in avanti, di civiltà. Una parola sola: giustizia.
Tutto il resto – falsità, omertà, raggiro, inganno semantico, vivificatorio – è molto pericoloso e ha già fatto troppe vittime.

Giustizia. Ricordatevi solo questa parola. Avvocati. Giudici.
L’unica valida per le persone – se vogliamo farle restare persone – che hanno violato le altre.
Giustizia.
Tutto il resto non vale.

Giustizia. Parola che sarà in ogni minuto di questi processi messa davanti al naso di chi sente solo l’odore macabro dei soldi.

Poiché qui, infine, alla fine dei conti e del nostro mondo, in Valle dell’Agno e del Chiampo, nel Veneto profondo, il denaro olet.
Puzza.
Molto.
Più di altre parti del globo.

E noi oggi lo rifiutiamo.
Pretendiamo aria e acqua pulita.
Giustizia. Solo giustizia.
ap

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post FB del 13 novembre 2019
EFFETTO DOMINO. DALLA TERRA DEI PFAS ALLE PORTE DI MESTRE-MARGHERA-VENEZIA
[prima di partire per il Tribunale, ore 10.32]

NORDEST_WEB_01Colgo l’occasione dell’importante appuntamento di sabato al Centro Candiani di Mestre, dove potrò raccontare dal vivo la giornata di oggi >> Processo Miteni e ai 5 Attivisti del movimento no pfas

Il simbolico, profetico, quasi crudele, ma cristallino, a tratti distopico film di Alessandro Rossetto – con Diego RibonMirko ArtusoNicoletta MaragnoMaria RoveranRoberta Da SollerMarco PaoliniVitaliano Trevisan usw – un vero e proprio carnevale geriatrico che racconta la nostra Regione dominata da una «razza che ragiona e fa affari a spanne, creando danni irreversibili» (da “Non torneranno i prati. Storie e cronache esplosive di…”, il mio libro) – abbozza con la potenza del cinema il concetto che si sta concretizzando in Veneto, in questi mesi, con la vicenda Pfas e che le ripetute narrazioni spannografiche del Governatore Zaia – Consiglio Regionale del 5 novembre, minuto 39 del suo discorso, con il Governatore aiutato da un suggeritore sul passo più importante! – non stanno più in piedi. Neppure con le minacce* e i processi.

L’Effetto Domino dell’Onda Pfas – causata dal movimento No Pfas – sta travolgendo tutti: gli industriali che hanno prodotto, gli amministratori che hanno permesso, i controllori che non hanno controllato, i politici che hanno controfirmato, le maestranze che hanno taciuto, le famiglie che hanno mangiato e bevuto. Un MAREMOTO**, dove piano piano stanno cadendo tutti i pezzi del castello principesco narrato dal Grande Doge, il Grande Veneto, i quali, pezzi, sempre per un effetto domino di direzione contraria, “emersiva”, ricompaiono a galla, trasfigurati sotto forma di parti civili nei processi Miteni appena iniziati. La seconda tranche travolgerà le amministrazioni e le dirigenze, come si deduce dalla pesantissima dichiarazione dell’Avvocato dello Stato, lunedì! Non dalla mia. Che farò oggi.

Effetto domino? All’inizio, come parte civile al Processo Miteni non voleva presentarsi quasi nessuno, specie tra i Comuni, alcuni corresponsabili nelle parti amministrative di tale disastro. Ora tutti. Giustamente: le comunità disastrate poco hanno a che fare con la scelleratezza della politica, se non il fatto che la scelgono con il voto. Il voto? L’illusione di essere liberi e di aver fatto il proprio dovere col semplice gesto di un giorno. Non è la ragion sufficiente di una democrazia. Della democrazia. Serve qualcosa di più, da parte di tutti.

Come la rigorosa presenza di fronte a una fabbrica che sta facendo saltare il sistema Veneto e per la cui presenza oggi noi attivisti siamo a processo. Il sistema di una Regione governata a spanne, con tanto di suggeritore durante la massima espressione dell’oratoria parlamentare: un Consiglio plenario.

Ecco il documento video. Vedere per credere >> http://www.antersass.it/20191105%20zaia.mp4 > ad esempio minuto 39 e 43 sec sui pfas: notate quante cose imprecise, spannografiche, dice Zaia, dai puntini rossi, alle carte con cui hanno sepolto le Procure, ai nuovi inquinanti emergenti che la stessa Regione legalizzò nel 2014!! Cosa se ne deduce?

Davvero misero questo Veneto che si sente raccontare quotidianamente queste panzane, di primi della classe. Se non eravamo noi a muovere le Procure e gli inquirenti, chissà quanto ancora andava avanti questa storia, questa narrazione tossica.

Talmente mosse che oggi ci chiamano. Perché? Mosse per questo “nostro processo” veramente da Zaia e i poteri forti?

«Dovete tacere!».
Staremo a vedere.
A presto.
ap

* E’ davvero ridicolo, increscioso, basso, l’atteggiamento di un politico che minaccia con processi, querele, tribunali, una legittima interrogazione, preoccupazione, di un corrispettivo politico di opposizione – nel caso specifico Sonia Perenzoni, già protagonista di primissima linea sui Pfas, come fa Zaia dal minuto 37 dello stesso video – su un fatto che nelle stesse parole di chi minaccia è raccontato a un Parlamento con parole equivoche e per niente precise: «quando trovi un muro di cemento armato sotto un sottopasso e c’era la discarica non puoi andare a dire ai cittadini che dietro al muro si sono nascosti i rifiuti perché poi questo finisce che poi vai in tribunale». Il sottopasso non esisteva e non è propriamente un sottopasso, anzi, mentre la discarica esisteva ed esiste ancora. Con la SPV ci sono passati in mezzo. Senza farsi problemi. Tutto qua. Il muro è stato fatto dopo. La bonifica non è stata fatta. Si chiedono verifiche precise, tomografie dei terreni, analisi chimiche a valle e a monte. Non chiacchiere e minacce. Tribunali! C’è poco da dire di fronte a queste dichiarazioni, sceneggiate, farse (Zaia stesso ride di se stesso quando parla, consapevole dei suoi passi ridicoli) se non che il Veneto l’avete devastato per davvero, querelatori. Io stesso sono stato minacciato da Bottacin per aver parlato – in diretta radio – della storiella del Po, dei Pfas e delle relative complicazioni storico-alimentari, oggi emergenti. Minacce! Solo minacce, che potrebbero ritorcersi contro chi le fa perché dalla nostra parte ci sono i fatti. Concreti. Toccati con mano. Non vuote parole. Minacce sul nulla che hanno creato. Uscite da Montecchio e andate in su, verso Valdagno. Ve ne renderete conto. Anche solo aprendo le narici.

Qui il pur-troppo “celebre” post che io stesso lanciai per denunciare quei rifiuti denunciati pure da Sonia >> QUESTA È LA TERRA DOVE VIVO > https://www.facebook.com/alberto.peruffo/posts/10155153856450880

Qui il video estratto dagli atti pubblici della Regione in data 5 novembre 2019 >> http://www.antersass.it/20191105%20zaia.mp4

con Laura Di Lucia ColettiAlessandro RossettoMaurizio DianeseElisabetta Tiveron,@Cristiano Dorigo

** Nelle stesse ore di questo metaforico MAREMOTO giuridico-amministrativo-politico Venezia vive l’onda di piena di una marea apocalittica. Cambiamenti climatici e incuria dell’uomo si alimentano reciprocamente. Tutta la nostra solidarietà alla cittadinanza delle terre veneziane colpite e tutta la nostra riprovazione per le politiche del territorio – a cominciare dal MOSE – che hanno fallito i loro proclami.

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Sotto una foto del pomeriggio di Mestre – 15 novembre – sulla Macroregione Nordest, dove si parlerà ancora di PFAS e altri disastri del Veneto, con il film di Alessandro Rossetto, l’intervento degli scrittori e giornalisti Cristiano Dorigo, Maurizio Dianese, Elisabetta Tiveron, Alberto Peruffo, presentati da Laura Di Lucia Coletto.

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Segue la bozza manifesto della convocazione di Padova dell’Assemblea dei Movimenti, Comitati, Gruppi, Persone Ecologiste:

bozza 23 novembre padova.png

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Galleria del 13 novembre 2019

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