TAV e altre grandi opere nelle TERRA DEI PFAS | i protocolli chiave del PROCESSO MITENI

In arrivo a Montecchio una serata informativa sul TAV e altre grandi opere e “rimozioni” sulla Terra dei PFAS. Lo stesso giorno in Tribunale a Vicenza viene sentito il Dirigente ARPAV Bizzotto per la seconda volta. Seguono locandina evento organizzato da PFAS.land e No Tav Montecchio Maggiore e documento di analisi in vista del processo scritto da Alberto Peruffo.

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IL TAV E ALTRE GRANDI OPERE NELLA TERRA DEI PFAS

Leggi l’articolo preparatorio >> 24 febbraio 2022 | IL CAOS TAV NELLA TERRA DEI PFAS. IL PUNTO SUL TAV E ALTRI RIMOSSI. UNA PATOLOGIA SOCIALE COLLETTIVA

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PROTOCOLLI ARPAV DA CHIEDERE AL PROCESSO MITENI

Nota 02/03/2022
BIZZOTTO NON CONVINCE. IL CONFLITTO DELLE ACQUE SPORCHE TRA ARPAV-MITENI-GESTORI. DOMANI: LE DOMANDE CHIAVE PER CHIUDERE LA POSIZIONE DI ARPAV DOPO I FASCICOLI “DERUBRICATI”

Una mia libera, argomentata, analisi.
Siamo rimasti stupiti, per non dire storditi, di quel che abbiamo sentito in Tribunale giovedì scorso, 24 febbraio, riportato l’indomani dal Giornale di Vicenza e dal Gazzettino (1). Le dichiarazioni del Dirigente Bizzotto segnano una nuova svolta – questa volta senza uscita – nella narrazione incoerente sulla questione/gestione PFAS da parte delle autorità di controllo. 

  1. NODO BARRIERA MITENI
    In breve Bizzotto ritratta quello che ha detto finora. Parla di prime barriere anti-pfas «realizzate […] negli anni 80. Si tratta dei filtri a carboni attivi», mentre prima ha sempre negato che i pozzi della Miteni fossero pozzi di FILTRAGGIO, creando l’equivoco che ha salvato-giustificato finora l’Arpav, quello dei pozzi di EMUNGIMENTO. Insomma, l’Agenzia negava di fatto che la Miteni avesse mai messo in opera una BARRIERA nel 2006, perché i cosiddetti FILTRI a carboni si potevano mettere addirittura a 500 metri di distanza da questi pozzi, quando invece noi tutti sappiamo, anche da foto satellitari storiche e dettagli etichetta ERM, che sono a poche decine di metri. Vedi nostra inchiesta Barriera (2). Questo cambiamento di versione – conciliatorio – appare oggi necessario dopo la insostenibile derubricazione del 17 febbraio 2020 (doc. 778/8) sottolineata nella recente Relazione Ecomafie e confermata nella nuova indagine NOE, anch’essa archiviata senza risultati, sempre nei confronti di Bizzotto e Arpav. Come a dire: «sì, dai, le barriere c’erano, ma non erano così tanto importanti, come altre cose, relazioni con Miteni, etc… Non facciamoci caso… anzi, non riapriamo il Caso… Ammetto che c’erano…, filtri, barriere, ma niente di che. Dormiamioci sopra. In futuro andrà meglio. Avete visto quello che abbiamo fatto con il GenX…!». Faccio questa ipotesi di “flusso di pensiero” proprio per andare incontro al gioco al ribasso del precedente Procuratore che non riesce a trovare l’«elemento psicologico del reato». Parla di “difetto” di questo elemento. E chiude la pratica. Ora suggerirò il documento da dove prelevarlo, quel difetto, altrimenti, visto l’intervento di una Commissione Parlamentare, si rischia davvero l’avocazione della questione Arpav Veneto ad altra Procura, magari nazionale. Forse sarebbe meglio: responsabili diretti (Miteni e multinazionali) alla Procura di Vicenza; responsabili indiretti (istituzioni ed altri) ad una Procura Nazionale. Prima però il secondo punto dell’ultima audizione di Bizzotto. Conseguenza e puntello per tenere su questo primo nodo.

  2. NODO IMPIANTI GEN X
    Il tentativo velleitario – non più moderato – di portare al proprio mulino la scoperta del GenX e della chiusura della fabbrica e delle anomalie degli IMPIANTI. Un tentativo infantile, disperato, se visto alla luce dell’azione degli ipotetici corresponsabili del grande inquinamento e come conseguenza del “difetto” sollevato nel punto 1. NON DOBBIAMO INFATTI MAI DIMENTICARE l’azione concertata della Regione Veneto con la Provincia di Vicenza, le quali firmano l’AIA per il trattamento di tonnellate di sostanze tossiche, in piena emergenza PFAS, nel 2014, facendo passare come buoni i “vecchi impianti” usati per la produzione dei pfas di prima generazione (PFOA e PFOS). I vecchi impianti – scambiati per nuovi – ossia utili pure per la produzione delle “nuove sostanze” (GenX e C6O4), avallarono nel 2013 un’autorizzazione che tecnicamente mai sarebbe stata possibile firmare nel 2014, e che solo grazie a questo stratagemma evitò la VIA necessaria, evitando quindi di fare degli impianti ex novo – costosissimi, e magari sicuri – e relativa requisitoria AIA, sempre ex novo, la quale, in quanto nuova, visto lo stato di emergenza sopraggiunto, sicuramente sarebbe stata respinta. Vedi nostra inchiesta GenX (3). Ecco, quell’errore – più o meno meditato – ha portato alle ora declamate “anomalie” degli IMPIANTI, raccontate da Bizzotto. Se quegli impianti perdono è per colpa di chi ha rinnovato l’AIA ad impianti vecchi. Altro che la supposta nuova “chiave di lettura” suggerita ai giornalisti e agli inquirenti. Già i rifiuti tossici interrati trovati fuori dalla Miteni sapeva di depistaggio e temporeggiamento fino a nuovo migliore argomento. La “falla” non è perciò solo della Miteni, ma anche della Regione, che ha permesso scellerate produzioni ad allarme PFAS partito e fatto mai nessun serio controllo («la barriera non ha mai funzionato»!?). Attenzione: nessun serio controllo di una fabbrica sotto Direttiva Seveso, recidiva, rea di un disastro ambientale, enorme, negli anni 70, già sotto attenzione per la gestione dei rifiuti tossici dall’interrogazione del consigliere provinciale Luciano Ceretta nel 1995, su una falda a rischio oggetto di studio del Progetto Giada 2001? Articolare poi il tutto, ancora una volta, per meglio finire e confondere, con la “mancanza di limiti” per i PFAS, di fronte a uno sversamento indiscriminato – sia diretto, in ambiente, sia indiretto, impiantistico – di sostanze tossiche – dunque non “limitabile” nella propria inoppugnabile “indiscriminazione” – dimostra la pochezza intellettuale dei nostri dirigenti Arpav. Dico nostri. Se poi si vogliono pure prendere i meriti, emerge la pochezza morale. Sempre dei nostri. Per dire, siamo qui non per demolire l’Arpav, ma per farla funzionare al meglio.

A questo punto, siamo tutti stanchi di menare il can per l’aia, non vogliamo più mezze misure, mezze menzogne, mezze verità. Fornirò io le due domande che faranno cascare tutto il palco di questa sceneggiata messa insieme dai dirigenti ARPAV-MITENI-GESTORI. Ci sono infatti anche i gestori in mezzo a questo pantano. Non pensate che i gestori, gestiti da municipalità omertose (ricordo che nessuna comunicazione pericolo PFAS ci è mai arrivata a casa) ne escano indenni, come vorrebbero i loro avvocati con i loro apparati di comunicazione costruiti ad hoc. Addirittura un sito (4).

Si chieda quindi, domani, al Dirigente Bizzotto, senza mezze misure:

  1. Ci mostri e ci legga il Protocollo Arpav 87939 del 13/12/05 consegnato dal Genio Civile, citato dal Protocollo 11750 del 26/01/2006, firmato dall’Ingegnere Vincenzo Restaino. Dove è finita la «Relazione per la progettazione del sistema a barriera, titolata “Descrizione del Sistema di Contenimento Idraulico», segnalata nei documenti del Genio Civile, Ufficio della Regione Veneto, consegnati dalla Miteni il 7 aprile 2005 all’Ufficio Regionale suddetto – referente di Arpav per le acque – e al Sindaco di Trissino?
  2. Ci spieghi, sempre Bizzotto, quando è intervenuta l’Arpav sul GenX? Per disposizioni interne proprie o solo dopo avviso del Governo Olandese alla Regione Veneto, Italia, che avvisava che c’era un traffico sospetto di GenX tra la Chemours olandese (Dupont) e la Miteni (affiliata alla Solvay) italiana?

Nella domanda 1, l’ostensione e la lettura del Protocollo 87939 leverà ogni dubbio e deciderà se condannare la dirigenza dell’Arpav, oppure no, per aver “coperto” il crimine in atto della Miteni. Che resta un crimine di Miteni, a prescindere da Arpav, crimine che poteva tuttavia essere bloccato per tempo, nel 2006, come avrebbe potuto fare pure successivamente la Regione nel 2014 senza dare il via libera al GenX in piena emergenza PFAS.

Di conseguenza, nella domanda 2, in caso di risposta a favore dell’ipotesi più plausibile, perché documentata, ossia di avviso del governo olandese, non per – secondo la mia analisi – ipocriti meriti propri, come esposti da Bizzotto, è meglio che dirigenti Arpav coinvolti, l’Assessore Bottacin, il Dirigente Commissario Pfas Nicola Dell’Acqua, tacciano per sempre, soprattutto dopo avere cofirmato l’autorizzazione per un NUOVO INCENERITORE dentro Miteni nel 2017 e per non aver ancora fatto chiarezza sull’incenerimento di Pfas di tutto il Veneto – le tonnellate di carboni attivi, celebrati da Bizzotto – che si “bruciano” a Legnago, dal giorno della sproporzionata variante all’AIA della Chemviron per la gestione di rifiuti tossici – siamo nel periodo referendum Veneto, quando Zaia promise PFAS ZERO negli acquedotti contaminati, nei comuni dove stava perdendo consenso – ad oggi. Son passati quanti anni dalla propaganda di autonomia a Pfas Zero, senza alcun controllo serio di quel che veniva buttato in aria? Nella bocca degli elettori?

Se poi, secondo le disposizioni dell’art. 43 Codice Penale (5), l’«elemento psicologico del reato», sia di natura “dolosa” o “colposa”, non sta a noi dirlo. Certo: una negligenza di fronte a un documento inoppugnabile che parla di “contenimento idraulico”, ossia di un evidente progetto di barriera, senza ombra di dubbio (tale è il “progetto”), dimostra la natura colposa del reato. Per noi resta una deduzione inappuntabile nei confronti dei dirigenti Arpav. Non sconfineremo certo nell’ipotesi dolosa (addebitabile semmai alla Miteni, il responsabile primo), ma oggi, di fronte alle reiterate incoerenze dell’Arpav e della Regione Veneto, si apre all’orizzonte della deduzione giuridica il terzo profilo dell’art. 43, quello “preterintenzionale”, quello del danno oltre l’intenzione. I dirigenti di molte istituzioni del Veneto, e di molti imprenditori, ancora in questi giorni, vedi grandi opere come Tav, Olimpiadi, Pedemontana, etc, provocano «danni oltre le loro stesse intenzioni». A pagarne le conseguenze tutti noi. Per questo vanno puniti, se colpevoli, e revocate le loro cariche politiche.

Su queste vicende non ho altro da aggiungere, se non la speranza che l’Arpav diventi quello che è nella sua genesi, lo strumento più importante a difesa della cittadinanza per monitorare l’ambiente, non un’agenzia di consulenza – come detto dagli stessi “operatori” Arpav soggiogati dalle circostanze – con l’aggravante di dirigenti a nomina politica. Un’Agenzia con la A maiuscola, che valorizzi il suo straordinario apparato tecnico e scientifico, fatto di “operatori” che si sono formati nelle nostre migliori Università. Quindi frutto non tanto di una professione “privata”, ben pagata, privatizzata dalla bassa politica, ma di una comunità. Che ha investito nella conoscenza collettiva. Che non può dunque mercificarla. L’Arpav va perciò riformata, con all’interno dell’organo dirigenziale la presenza di un delegato dei cittadini non-professionisti, i cittadini “normali” (ma non normati), gli attivisti, a garanzia della cittadinanza tutta (anche quella passiva e “normalizzata”), ma soprattutto per proteggere la stessa agenzia dalle ingerenze della politica, di qualsiasi colore. Solo così l’esercizio pubblico può essere stemperato, diventare esercizio comune. Comunità attiva. Comunanza.

Non entro neppure nel merito dei Gestori delle Acque che ignoravano le funzioni del Genio Civile, nelle veci di un loro avvocato, o che indicavano all’Arpav di non rilevare le sforature Pfas negli impianti dei reflui, nelle veci di un Direttore di Acque del Chiampo, come da documento protocollato mostrato da Presa Diretta nella puntata dell’anno scorso (6). Nessuna di queste scelleratezze resteranno irrisolte, se la legge funziona e farà il suo corso. Altrimenti cambieremo Stato e Regione. E pure Gestori delle Acque. Ricordo che ogni famiglia della zona rossa-arancione – per difetto psicologico, ossia sfiducia negli acquedotti e paura di far ammalare i propri figli – paga in media 1000 euro all’anno di acqua minerale, oltre alle bollette dell’acqua. Chi rifonderà queste energie e denari? I Gestori? O Draghi? O altri maghi della finanza creatori dei nostri imperituri stati di emergenza? Perfino la guerra oscura oggi i nostri pensieri.

Buon processo.

Alberto Peruffo
Comitato di Redazione PFAS.land

Montecchio Maggiore, 2 marzo febbraio 2022

PS Vi ricordiamo la serata di domani giovedì 3 marzo in Sala Civica dove il movimento no pfas e di cittadinanza attiva dei nostri territori avrà occasione di rivedersi, per parlare di TAV, PFAS e altre rimozioni, simili a quelle che abbiamo sentito durante il Processo Miteni >> https://www.facebook.com/events/1132395157564347/ 

1. https://www.ilgazzettino.it/nordest/vicenza_bassano/pfas_processo_15_imputati_depone_ex_dirigente_arpav_alessandro_bizzotto_barruiera_idraulica_miteni_mai_funzionato-6525591.html [per il GdV vedi articolo ripreso nella foto]

2. https://pfas.land/2020/10/07/7-ottobre-2020-il-concetto-di-corresponsabilita-2-2-linchiesta-barriera-pozzo-loccultamento-di-un-cadavere-ambientale-emerso-dallincrocio-di-documenti-e-testimo/ 

3.
https://pfas.land/2020/09/07/7-settembre-2020-il-concetto-di-corresponsabilita-1-2-linchiesta-genx-c6o4-la-relazione-sottovalutata-di-arpav-e-laudizione-poco-convincente-della-procura-il-passo-decisivo/ 

4.
https://processopfas.it/ 

5.
https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-primo/titolo-iii/capo-i/art43.htm 

6.
https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta—Il-sassolino-nella-scarpa—Puntata-del-18102021-e7cb2d4e-1a33-4ee3-9979-2e5b87ff2a21.html 

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