HOMO CAMINANS. Spunti di GEOGRAFIA CONCRETA | tra le Spurghe e la Valbona di Montecchio Maggiore | I POPOLI PASSANO I TERRITORI RESTANO. Devastati, come le POSCOLE

Homo caminans. Spunti di geografia concreta

di Dario Dalla Costa*

Il gusto di camminare è entrato presto nella mia vita. Fin da piccolo, dai più brevi spostamenti a quelli un po’ più sostanziosi, erano spesso i nostri stessi piedi il nostro “mezzo di trasporto” famigliare. Ci si muoveva così al paese, ma nei fine settimana i miei genitori portavano spesso me e mio fratello in montagna per camminare, per conoscere le “nostre montagne” e la nostra storia vicentina, ma anche per godersi la bellezza quieta e delicata di boschi, pinete e pascoli soprattutto dell’Altopiano di Asiago. Le passeggiate in paese e tra i campi dietro casa o le impegnative camminate in alta quota fin da piccolo mi hanno fatto apprezzare la lentezza, quanto è importante l’attenzione al suolo in cui cammini e all’ambiente in cui ti inserisci come un estraneo. Ricordo ancora l’attenzione e la cura che avevano i nostri genitori per gli spazi in cui passavamo o le strutture di cui usufruivamo, fossero prati panchine sentieri faggeti… Tutto questo è (stato) una “scuola” che mi ha insegnato che camminare, conoscere, ammirare e custodire sono per certi versi verbi sinonimi. E ciò che ti permette di avere una più reale percezione della realtà.

Io, che oggi faccio il docente in una scuola superiore a Montecchio Maggiore (nell’Ovest vicentino), riconosco che i miei genitori in un certo senso sono stati i miei primi docenti di “geografia”, scopritori-portatori-fruitori di una conoscenza della terra non acquisita sui libri, né seduti stando in un comodo salotto davanti alla tv. È stato sudando e faticando con loro per monti e colli, sviluppando i sensi perché la natura non è sempre benigna, sporcandosi le mani, inzaccherando gli scarponi, ho imparato sia a vedere la meraviglia della terra sia a sentirmi in dovere di proteggerla.

Quando perciò l’amico Alberto Peruffo (libraio, intellettuale e attivista montecchiano) nel 2019 ha organizzato il “PFAStour”, assieme a Davide Sandini1, una camminata che si sviluppava dalle “Spurghe” di Montecchio Maggiore2 e che terminava in Valbona nei pressi del torrente Poscola a Trissino, ho detto immediatamente di sì. Quel tour “didattico” è stato davvero speciale perché rappresenta una nuova forma di conoscenza “critica” del/sul territorio, una “geografia concreta”. Per Alberto che ha coniato l’espressione, essa è la scoperta/difesa “attiva” del territorio mettendoci i propri piedi, uscendo dalle scuole e dai libri, dagli uffici e dalle mappe istituzionali, condividendo l’esperienza con altri e grazie a qualcuno che ti aiuta a leggere il territorio, in ascolto della memoria che ogni luogo custodisce e col fine di aiutarci a fare i “giusti rispettosi passi”. Un uscire non solo «a veder le bellezze, ma anche le bruttezze». In questo nostro lembo di terra, da tempo, si sta consumando una tragedia ambientale e antropologica. Il “PFAStour” ha voluto essere una delle risposte possibili al dramma dell’inquinamento da PFAS della falda acquifera nel nord ovest vicentino e alla devastazione della Valbona, la valle buona per aria e acqua stravolta dalla superstrada Pedemontana Veneta. Il “PFAStour” era la risposta “responsabile” di una coscienza ferita e sconcertata di tanti/e vicentini/e, per ricordare ai fautori dei disastri e alla popolazione tutta che essere cittadini significa soprattutto esser custodi della propria terra e della propria gente, di oggi e di domani. 

L’incredibile violenza sulle Poscole e sul torrente Poscola (deviato al tempo della foto già 3 volte), oggetto del PFAS.tour, perpetrata dalla SPV – Superstrada Pedemontana Veneta – in media Valle dell’Agno, tra Castelgomberto e Cornedo, prima di giungere a Trissino e proseguire per Montecchio. Siamo in Area SIC, Sito d’Interesse Comunitario, patrimonio della Comunità Europea. La SPV, nel punto dove passa la curva di cemento (clicca sulla foto per ingrandirla), si “interra” – sparisce letteralmente – tentando di raggiungere la Vallugana di Isola Vicentina, mediante un’assurda e irrazionale galleria, “sotterranea”, incidendo terreni ricchissimi di acque sorgive e di displuvio che scendono dalle colline. Sorge una domanda: tutto ciò nel silenzio dei Sindaci e delle cittadinanze? Anche dopo aver saputo che l’accelerante per il cemento della galleria è zeppo di PFAS?
[Ndr >> Foto di Giacomo Peruffo, 2019, per il «Progetto C8hf15o2 – FORMULA DI UN DISASTRO INVISIBILE» di Federico Bevilacqua]

Questa camminata ha generato in noi partecipanti non solo delle forti emozioni (l’indignazione, che spesso però rischia di essere sterile), ma soprattutto una serie di “spaesamenti” di “spostamenti”, un tragitto così potente che in seguito è divenuto in me un progetto. Le “Spurghe”, a 3 km da casa mia, sono un luogo che fino ad allora ignoravo sebbene lo sfiori in auto tutti i giorni, un biotopo di indicibile bellezza, un luogo magico che ti riporta indietro di milioni di anni. Esse hanno generato in me uno stupore grande. Poco più in là, come se fossimo passati dal paradiso all’inferno, la Valbona, che purtroppo oggi è un luogo devastato, la cui memoria è stata cancellata e che ci ha accolti riempiendoci le narici di un odore marcio, rancido.

Questo stupore e questo rammarico me li sono portati a casa e mi hanno interrogato a lungo: come cittadino e come docente (che ha a che fare con studenti, altri cittadini come me), quale azione potevo fare, dopo aver visto tutto ciò? Quale proposta fare a studenti e studentesse, immersi e sommersi in/da questo stesso territorio malato? Non poteva essere una lezione in aula, statica, tra quattro mura, stando seduti. Lo avevamo già fatto abbastanza durante l’anno. Cercavo un progetto didattico non “in-sensibile”, perché la conoscenza vera non è mai un affare del solo cervello, ma anche di tutti i sensi e perché l’autentico sapere è anche compartecipazione, intermediazione, empatia, con i luoghi e con le persone, con gli oggetti e con le storie. Ho iniziato a pensare perciò a un percorso che portasse chi avrebbe aderito a camminare nel territorio montecchiano (dove ha sede la mia scuola) e al fine di riprendersi – in termini di conoscenza concreta e di cura – il territorio in cui viviamo e che è la nostra “casa comune”. 

Appena il covid ci ha dato un po’ di tregua, ho buttato giù le idee portanti del progetto. Anch’io volevo dare a quell’idea di “geografia concreta” sostanza e concretizzazione. Una conoscenza della terra doveva passare “dal basso”, camminando per strade sentieri piazze lungo fiume… ma che volevo passasse anche da una visione dall’alto della collina montecchiana e del suo “Monte Nero”. Era il grande poeta portoghese Fernando Pessoa che diceva: «io sono la dimensione di ciò che vedo». Perché sono convinto che tali spostamenti e spaesamenti possano generare nuove visioni, più alte, più realistiche e più rispettose. Tornato a fine giugno 2021 dallo splendido cammino in terra di Puglia (la “Rotta dei due mari”), ho redatto la seguente circolare scolastica: «Il presente progetto è una forma di geografia “concreta”. In 6 incontri/uscite nel mese di settembre si vuole introdurre i/le partecipanti alla fotografia e al senso del camminare, per far conoscere e apprezzare il territorio montecchiano, sensibilizzare alla bellezza e alla cura dei nostri territori, mostrare gli effetti dell’incuria che li colpiscono, per rendere studenti e studentesse più attenti ai luoghi ove abitano e più capaci di difenderli». 

Il progetto aveva queste finalità: a) “sfruttare” il silenzio e il fascino della natura per darsi del tempo per pensare e stare da soli; b) apprezzare la lentezza del passo che permette di osservare con tutti i sensi il mondo circostante; c) cogliere con gli occhi e con l’obiettivo il mistero e la bellezza dei luoghi che si visitano, un territorio che ci dà vita o che ci dà morte, a secondo di quanto e come è curato trascurato o distrutto (ad ogni uscita si portavano guanti e borsette per raccogliere i rifiuti trovati lungo il cammino); d) capire che camminare ci aiuta a ricordare che la nostra identità (il nostro corpo) è in continuo movimento e che fare strada, lasciando da parte per un attimo cellulari mail e impegni quotidiani, significa avere poi una storia da raccontare, una narrazione che può incuriosire e ispirare gli altri; e) imparare dalla natura la tolleranza, poiché essa fa spazio a tutto e a tutti, senza distinzioni; f) accorgersi di quante cose luoghi e persone ci sfuggono quando si viaggia velocemente, arrivando così a scoprire che si vede e si conosce molto meno di quel che si pensa.

Non posso raccontare qui tutte le uscite fatte, gli insegnamenti di tutti gli esperti coinvolti, né gli incontri casuali fatti durante i sei appuntamenti, ma non posso non citare il piacevole incontro con Romano e sua moglie, una coppia di anziani che vive nella frazione di Sant’Urbano di Montecchio Maggiore. Costoro, che vivono nei pressi di cavità naturali, di una “sabbionara”3 e non lontano dalle “Spurghe”, per come parlano e trattano questi ambienti mi hanno dimostrato ancora una volta che esiste un’umanità silenziosa che vive il territorio conoscendone la sua storia, le sue bellezze e le sue fragilità, con discrezione e rispetto, una sorta di nascondiglio per una natura che da altri concittadini non viene trattata come un bene comune, ma solo come un’occasione di profitto o di divertimento. Dai loro racconti ho capito quanto le cavità, la “sabbionara” e le “Spurghe” siano di casa, “siano” casa per loro, poiché fin dalla loro infanzia questi luoghi hanno ispirato e plasmato i loro ricordi, i loro giochi da bambini, la successiva attività lavorativa loro e altrui, la curiosità e la voglia di esplorazione nella loro gioventù, così come il mistero il fascino e il terrore che suscita(va) in loro tali particolari conformazioni geologiche del terreno. Quella che oggi chiameremmo sensibilità ecologica non è frutto di studi universitari o di posture ideologiche, ma è figlia di una gratitudine per una terra che ha dato loro di che vivere e di che gioire. Romano e la moglie, così come gli organizzatori del PFAStour, la Mamme No PFAS… sono tra coloro che di fronte alla terra non si comportano da padroni ma da custodi, non da “specie superiore” ma da “co-creature”, non da dominus ma come disse san Francesco da fratelli. Essi, per me, rappresentano l’unica risposta possibile per risollevare questa umanità non di rado in-colta – senza geografia concreta – e (dunque) in-civile.

alberto_peruffo_CC

ANTERSASS CASA EDITRICE | Montecchio Maggiore | VI
14 FEBBRAIO 2022

* Il testo è di Dario Dalla Costa, vicentino, originario di Creazzo, residente ora in Valle dell’Onte, parallela alla Valle dell’Agno, docente di Religione, da anni impegnato in percorsi di dialogo interculturale e di cittadinanza attiva, dentro e fuori dalla scuola, tra i fondatori del Progetto “Incursioni di Pace – Rete progetto pace Vicenza.

GALLERIA DELL’AUTORE

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NOTE AL TESTO

1. Il giro PFAStour [prima tappa] è stato ideato da Alberto Peruffo e Davide Sandini su richiesta del Gruppo Escursioni Storico Umanitarie, contattati da Walter Fabris e Giorgio Spiller. Ad illustrare la parte geologica il Prof. Dario Zampieri dell’Università di Padova e attivista, pure lui – come Peruffo e Sandini – della redazione di PFAS.land.

2.  Un ambiente carsico, dove si è instaurato un biotopo.

3. Deposito naturale di sabbia tra uno strato geologico e l’altro.

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HYPERLINK E APPROFONDIMENTI

> Sul concetto di Geografia Concreta elaborato da Alberto Peruffo per il PFAS.tour, si rimanda all’articolo originario con il report di Claudio Lupo >> DESERTI. Ho visto il fango | PFAStour 01 | CAMMINARE INSIEME, NEI TERRITORI. La radice di ogni conoscenza e rivoluzione civile | nel testo e nella poesia di CLAUDIO LUPO | con documentazione fotografica e nota a margine su GEOGRAFIA CONCRETA

> Sulla distruzione della Valbona ad opera sempre della Superstrada Pedemontana Veneta, dove è stata divelta la fontana storica della valle con il più antico toponimo di Montecchio, spostato di forza un monumento storico dei Partigiani, scavato nelle terre contaminante da Pfas e dalle concerie Mastrotto, violando ancora una volta il torrente Poscola, si rimanda al testo scritto da Michele Santuliana >> VALBONA, VALBONA, CHE NON TORNERAI… | Cronaca di un abominio | la DISTRUZIONE DEL TERRITORIO e delle sue tracce più antiche nel VENETO contemporaneo

> I POPOLI PASSANO, I TERRITORI RESTANO, DEVASTATI è la formula applicata da Alberto Peruffo per spiegare la fittizia e prepotente “autonomia” conclamata dai Veneti (con la V maiuscola) che hanno distrutto il Veneto, formula richiamata in tre articoli, molto letti >> IL POPOLO DEL GUÀ. Insanguinà | NON ESISTE IL POPOLO VENETO. Esistono gli abitanti di un Veneto, bellissimo, devastatoIO, VENETO-VENETO, voterò NO | Mi vergogno di questo Veneto. Spannografico | I POPOLI PASSANO. I TERRITORI RESTANO«GUARDATE! E BEVETENE TUTTI» MITENI ABBANDONATA A SE STESSA [POSCOLA, TERA DEL ME CORPO, CHE PIANZE]

> Sui danni della Superstrada Pedemontana Veneta, rimandiamo al sito “popolare” – curato sempre dalla nostra casa editrice, insieme a PFAS.land e a U4V – UNESCOforVICENZA – con i testi e le fotografie raccolte in rete dal primo comitato Cittadini di Montecchio Maggiore contro la Pedemontana >> Disastro Pedemontana Veneta | appello, denunce e testimonianze per un futuro processo popolare

FOTO COVER // Poscola, nei pressi della Miteni, sullo sfondo. Immagine tratta dal «Progetto C8hf15o2 – FORMULA DI UN DISASTRO INVISIBILE» di Federico Bevilacqua

2 Comments

  1. LA GEOGRAFIA CONCRETA
    «Culturalmente, la nostra arma più forte e incontrollabile da ogni forma di potere. Nessuno può vietarci di camminare. Tanto meno controllare i luoghi e gli spazi su cui posiamo e poseremo i nostri sguardi». Alberto Peruffo durante la preparazione dal Monte Verlaldo del Primo Punto di Osservazione Sulla Devastazione del Veneto (a breve altre informazioni sul progetto in corso).

    Complimenti al Gruppo Zero Pfas coordinato da Donato Albiero, per la messa in pratica della “geografia concreta” >> https://casacibernetica.cloud/2022/02/14/homo-caminans-spunti-di-geografia-concreta-tra-le-spurghe-e-la-valbona-di-montecchio-maggiore-i-popoli-passano-i-territori-restano-devastati-come-le-poscole/

    Commento al PFAS TOUR sul Tubone Arica del 9 aprile 2022 >> https://www.facebook.com/media/set?vanity=donata.albiero&set=a.5424579450907047

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